Associazione Fornitori Ospedalieri Regione Puglia

Laboratori di analisi. I risultati del gruppo di lavoro interno alla III Commissione

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La sottocommissione tecnico – politica sulla riorganizzazione della rete dei laboratori analisi si è riunita  alla presenza degli uffici del Dipartimento Sanità. Alla riunione è poi seguito un incontro con l’assessore Palese.

“Auspichiamo che l’assessorato -spiegano i componenti della commissione presenti agli incontri  Mauro Vizzino, Vito De Palma, Antonio Gabellone, Marco Galante, Lucia Parchitelli e Antonio Tutolo –  faccia definitivamente chiarezza in ordine alla reale portata della, ancora vigente, delibera di giunta regionale numero 736/17. Ove infatti la regione intenda eliminare uno dei modelli aggregativi di rete già previsti da questa delibera, sarà opportuno che la stessa giunta provveda ad emanare un atto modificativo in tal senso. Consentire un’aggregazione solo mediante il modello di rete B, prevedendo quindi la creazione di un hub centrale e dei punti di accesso che limiteranno la loro attività ai soli prelievi, di fatto rischia di compromettere definitivamente l’attività d’impresa di tante medie aziende sul nostro territorio regionale. Ridursi da laboratorio a punto prelievi vuol dire infatti dover entro il 1 gennaio 2023 licenziare il personale, dismettere le apparecchiature e ridurre la capienza dei locali, tutti requisiti questi ultimi del tutto inutili ed antieconomici per chi dovrà solo eseguire prelievi ematici. Con una successiva circolare è stato stabilito che da cronoprogramma regionale questo adeguamento dovesse essere fatto dapprima entro il 31 luglio e poi, su nostra insistenza entro il 30 settembre. Abbiamo ribadito ancora una volta che è necessario sospendere questo cronoprogramma e riavviare una interlocuzione con i laboratori. Per responsabilizzare gli uffici regionali già dalla prossima settimana come sottocommissione audiremo sindacati e associazioni di categoria, in modo da elaborare un documento che condivideremo con l’assessorato per trovare un punto di convergenza tra le diverse necessità. È vero che il legislatore nazionale richiede una soglia minima di 200.000 prestazioni per garantire l’efficienza dell’erogatore, ma certamente nessuna prescrizione riguardo al modello di rete aggregativo è stato imposta in tal senso; non possiamo permettere che si mettano a rischio laboratori di eccellenza e la qualità dei servizi erogati ai pazienti, a favore di qualche multinazionale. La Regione già nel 2017 ha previsto che questa soglia di produttività potesse essere garantita utilizzando tre diversi modelli di aggregazione, il modello A, il modello B1 e il modello B2, non vi sono le condizioni né i presupposti logico giuridici per poter modificare questi modelli eliminando il primo e cioè il più usato all’interno della regione Puglia”.

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