Associazione Fornitori Ospedalieri Regione Puglia

Donne anziane, lunga positività al virus e fragilità: i fattori di rischio di mortalità per Covid

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Sono le donne anziane, fragili e che non si negativizzano al tampone naso-faringeo in tempi brevi quelle che hanno un rischio più alto di morire di Covid19. Lo rileva uno studio che per un intero anno  (da marzo 2020 a marzo 2021) ha cercato di capire che cosa succede ai pazienti anziani ricoverati nell’Unità operativa di Lungodegenza geriatrica post-acuzie Covid della Ausl Fe dopo il loro ingresso in reparto per positività al Coronavirus. Studio che recentemente è stato pubblicato sulla rivista scientifica European Geriatric  Medicine. Secondo l’indagine, basata sull’osservazione dei pazienti anziani ricoverati in Lungodegenza geriatrica, gli indicatori di rischio di mortalità sono due. Il primo sarebbe correlato con una mancata negativizzazione in tempi brevi al virus, rilevata mediante tampone molecolare. La persistente positività – afferma lo studio –  sarebbe collegata alla carenza da parte del paziente anziano di una risposta immunitaria verso nuovi patogeni (ovvero il fenomeno dell’immunosenescenza, ndr). L’altro fattore di rischio è stato  individuato nella condizione di fragilità. Chi è deceduto aveva un punteggio più alto nella Clinical Frailty Scale (Cfs ovvero scala di valutazione di fragilità, ndr),  fattore che non sembra correlato né all’età del soggetto, né alla comorbilità (cioè al ‘carico patologico’ dovuto alla presenza di altre malattie, ndr).

Dallo studio ferrarese di Ausl, inoltre, emerge un altro dato: sono le donne a morire più degli uomini ma questo – sottolineano gli autori della ricerca –  sembra dipendere più dal fatto che la popolazione della Lungodegenza post-acuzie di Ausl Fe è costituita in prevalenza da donne anziane, che soprattutto nella prima ondata di Covid, sono sopravvissute di più alla fase acuta della malattia, anche se con sequele spesso invalidanti.

Gli autori concludono l’articolo sottolineando l’importanza della valutazione multidimensionale geriatrica nel paziente anziano che deve includere anche la valutazione del grado di fragilità. Si augurano che per meglio interpretare la successiva evoluzione della pandemia – inclusa anche la risposta ai vaccini – si possano proseguire gli studi tenendo conto anche della mancata negativizzazione al tampone come indice di scarsa risposta immunitaria.

L’equipe geriatrica della Lungodegenza Post-acuzie dell’AUSL Ferrarese, da oltre 2 anni si occupa ininterrottamente di malati Covid, con notevole sacrificio umano e professionale (gravato anche dalla nota e purtroppo diffusa carenza di medici geriatri), ma è intenzionata a proseguire gli studi per comprendere e migliorare la gestione dei pazienti anziani, da sempre i più fragili e principali fruitori del sistema sanitario.

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