Associazione Fornitori Ospedalieri Regione Puglia

Vivilasanità – Editoriale di Grazia Guida – La ghigliottina del payback si abbatte sulle Piccole e Medie Imprese

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Vivilasanità – Editoriale di Grazia Guida – Presidente AFORP

 

 

Il dialogo istituzionale con il Governo prosegue tra accelerazioni e rallentamenti
 
La ghigliottina del payback si abbatte sulle Piccole e Medie Imprese
 
di Grazia Guida
Presidente AFORP

 

Il Senato ha approvato la proroga del payback al 31 luglio 2023. Riconosciamo lo sforzo che ha compiuto il governo ma non risolve definitivamente la criticità. Sono le notti insonni dei nostri imprenditori che ci preoccupano, ci fanno vivere una fase della nostra vita piena di incognite e di disorientamento, di triste realtà, di una palese violazione dei diritti d’impresa. Notti insonni trascorse tra una proroga e uno stato d’animo di eterna attesa, con la speranza che la politica chissà in quale giorno avrebbe potuto cancellare il payback. E a rimuginare per una storia assurda, che ci ha colpiti così duramente per non aver commesso nessun illecito, che porta in sé elementi anticostituzionali e che ledono la libertà d’impresa. Tutto questo si evidenzia, ancor più, quando partecipiamo ai Tavoli istituzionali e si entra nel merito della norma, quella approvata con il cosiddetto decreto bollette, DL 34/2023, con gli artt. 8 e 9 e si scopre, anzi tutti scoprono, che vi è l’impossibilità di applicarla sia per i tempi che per le modalità.

E quando le parti coinvolte e convocate al MEF, presso l’ufficio legislativo, prendono atto di una stortura e di una difficile attuazione della norma, ci si rende conto che si naviga nel buio, con la scure dello Stato in primis e delle regioni poi che chiedono alle imprese di pagare un conto salatissimo, non dovuto.  Abbiamo spiegato a SACE e ad ABI che al debito, si sarebbe aggiunto un ulteriore debito, nel caso in cui le imprese avessero fatto ricorso a chiedere prestiti garantiti presso gli istituti di credito. Debito su debito per far saltare una parte dell’Italia che produce, che fa reddito, che investe e che fa ricerca. Si rischia di fare male non solo ad una parte sana del Paese, alle imprese, soprattutto a quelle a gestione familiare, che con i passaggi generazionali, sono sul mercato da decenni e una legge iniqua ed ingiusta, potrebbe spazzar via in una notte d’estate.

Si rischia di fare ancora più male alle stesse Casse dello Stato, di cui si invoca la salvaguardia, non mettendo in conto che, il fallimento delle imprese, causerebbe il ricorso ad utilizzare gli ammortizzatori sociali pagati dall’INPS e con i mancati incassi di Irpef e contributi, lieviterebbero i costi del bilancio delle finanze pubbliche (circa 2 miliardi di euro potrebbe rappresentare il danno per lo Stato e i mancati introiti previdenziali). Con un impatto sociale ed economico che darebbe una bella scossa tellurica al sistema Paese. Con conseguenze imprevedibili sulla stabilità dei sistemi sanitari regionali ma anche su quello nazionale.

Come è inaccettabile il comma 3 dell’art. 8 che condiziona il pagamento in misura ridotta, pari al 48%, legandolo alla rinuncia ai ricorsi esperiti avverso i provvedimenti regionali e provinciali di ripiano. Le imprese hanno già investito altre risorse avvalendosi delle consulenze legali per sopravvivere, per tentare di sbarrare la strada ad una norma che le pone in una situazione drammatica e senza via d’uscita e sottraendole alle economie aziendali, agli investimenti, a nuova occupazione. Noi siamo entrati nel merito delle discrepanze insite nei provvedimenti legislativi, per tutelare le imprese che con scadenza al 30 giugno si sarebbero trovate in situazioni difficili e complesse.

E le citate disposizioni demandano alle Regioni e Province Autonome l’effettuazione del conteggio relativo all’ammontare dell’IVA sull’importo oggetto di versamento, computando l’IVA sulla base delle fatture emesse dalle stesse aziende, nei confronti del Servizio sanitario nazionale. Considerando le diverse aliquote dell’IVA applicabili ai beni acquistati ed avendo cura di separare l’importo del costo del bene da quello del costo del servizio. Sarà possibile che le regioni diano tutte queste risposte alle nostre imprese, prima delle scadenze del payback, così come prevede la legge?

 

Ecco spiegato il perché la nostra associazione abbia chiesto ed ottenuto un incontro al MEF. Per chiarire tutti questi aspetti contradditori e confusi.  Altra criticità delle stesse norme approvate con il Decreto Bollette è l’accesso al microcredito: ma senza una sua reale applicazione, senza l’intervento concreto dello Stato, con l’oscillazione dei tassi di interesse aumenterebbe solo il costo per le imprese: costo/su costo.

Orbene anche l’adesione ad un accordo farebbe lievitare e di non poco il 48%, con costi aggiuntivi. Come se vi fosse la cassaforte a cui ricorrere quando lo Stato ha problemi finanziari.  Sarebbe la mutilazione di una pianificazione finanziaria, il chiedere altre somme non dovute oltre quelle già contestate e che mai le nostre imprese accetteranno. E il ricorrere alla compensazione priverebbe le imprese di ulteriori risorse finanziarie necessarie per farle sopravvivere. La mancanza di liquidità sarebbe la tomba delle nostre imprese. Compensare è un’altra modalità inaccettabile, perché sottrarre alle imprese il cash flow, potrebbe significare fare un danno ancora maggiore del payback.   L’applicazione reale di una sorta di patrimoniale indiretta vuol dire fare fallire le nostre aziende, ci pone in una condizione di incredulità.

Le nostre aziende non hanno grandi patrimoni: hanno sempre difeso il lavoro, fatto investimenti in tecnologia e modernizzazione, hanno sempre svolto il ruolo di prossimità degli ospedali, con tutti i servizi che la sanità pubblica ha sempre richiesto, hanno ridato ossigeno alle economie territoriali e statali.  Dai controlli interni eseguiti, da ciascuna nostra impresa, sono emerse una serie di incongruità tali da pregiudicare addirittura la possibilità di valutare la convenienza dello sconto promosso dalla norma.

Tali richieste, tuttavia, non sono state ancora in gran parte evase, rendendo impossibile la verifica circa l’esattezza dei debiti a carico di ciascun fornitore.La ghigliottina, in uno scenario contorto e pasticciato, è l’immagine più reale in cui si trovano le nostre imprese. Noi abbiamo il dovere, insieme alla politica, alle istituzioni, alle associazioni, di richiamare tutti a fare la loro parte, a costruire percorsi che ci consentano di uscire da questa anomalia. Facciamo tutti parte di un sistema che lavora per rispondere al bisogno di salute e di servizio pubblico. Il Governo ha accolto il nostro appello a tentare di risolvere le criticità: con il dialogo abbiamo fatto capire le nostre ragioni, abbiamo sottoposto le innumerevoli contraddizioni di una legge iniqua e vessatoria.  Il Governo ci ha risposto adottando il provvedimento della proroga tecnica di 30 giorni.

Comprendiamo lo sforzo che l’esecutivo ha compiuto ma non risolve definitivamente la fortissima criticità. A questo proposito, voglio rivolgere una favorevole attestazione nei confronti di alcuni uomini di governo, parlamentari e dirigenti dello Stato che in questi mesi di confronto e di dialogo istituzionale ho avuto la possibilità di incontrare, di conoscere e di apprezzare. Perché hanno condiviso i temi e i contenuti della nostra battaglia attivando azioni ed atti di carattere governativo. Ci hanno provato e ci stano provando per risolvere definitivamente questa criticità.

Tuttavia, in questo momento, segnaliamo, che sottrarre anche il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), con circa 30 miliardi di euro,  al nostro sistema sanitario, significherebbe far aumentare l’agonia del servizio pubblico di salute e con esso anche quello delle nostre imprese. Non spettano a noi le decisioni, ma abbiamo la percezione, che in questa fase, diventa necessario, utilizzare tutti gli strumenti possibili per superare queste forti criticità. Un servizio pubblico che è ancorato al valore umano della relazione tra medico e paziente e risponde ai bisogni di salute del cittadino, c’è la necessità di nuove risorse e nuovi investimenti.

 

Si dimentica troppo spesso che il nostro è un Paese che si regge sulla Piccola e Media Impresa soprattutto quella a carattere familiare, che è un elemento distintivo del nostro sviluppo ma anche della forza economica e territoriale. Le nostre imprese sono il valore aggiunto al sistema Italia. E non possiamo e dobbiamo distruggerle. Tutti però siamo funzionali, piccole e grandi: le grandi imprese per la ricerca e l’innovazione, le piccole per la difesa del territorio. Ad ognuno è affidato il compito per la propria parte.

 

C’è bisogno ancora di tanto lavoro, di dialogo, di convocare altri tavoli tecnici, la Conferenza Stato-Regioni, senza delle quali la situazione potrà solo peggiorare. Abbiamo un malato grave da curare e un bisogno di affrontare le tante emergenze con grande determinazione e spinta propositiva. Solo se ci sarà ascolto, dialogo, confronto si potranno gettare le basi di un vero cambiamento e soprattutto si potranno affrontare tutte le criticità e andare verso il superamento del payback dispositivi medici.

 

Avremo così tutti lanciato una scialuppa di salvataggio al sistema sanitario pubblico delle regioni e del Paese. Salvando imprese, lavoro, conti dello Stato e sanità pubblica. Anche l’apertura del Tavolo tecnico tra governo, regioni e rappresentanti delle imprese è importante che si convochi prima possibile, perché, attraverso il confronto e il dialogo, si potranno affrontare meglio tutte le criticità che il payback ci ha portato. Volgendo uno sguardo migliore orientato al futuro della sanità pubblica e delle nostre imprese.

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