Associazione Fornitori Ospedalieri Regione Puglia

Il Fondo dello 0,75% e il payback sono strumenti che gravano pesantemente sul tessuto produttivo delle imprese

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NOTA STAMPA AFORP
Dopo le ordinanze del Consiglio di Stato sul payback dei dispositivi medici e sul contributo dello 0,75%
L’effetto cumulativo delle diverse misure e le ricadute sulla capacità contributiva delle imprese
 
Le imprese partecipano a regolari gare d’appalto pubbliche con prezzi stabiliti e non determinano i volumi di acquisto degli ospedali
Il Fondo dello 0,75% e il payback sono strumenti che gravano pesantemente sul tessuto produttivo delle imprese

 

Bari, 10 Marzo 2026 – Nei giorni scorsi il Consiglio di Stato sulla materia dei dispositivi medici è intervenuto per ben due volte con ordinanze che hanno riguardato le norme sul payback e sullo 0,75%. I giudici amministrativi hanno ritenuto fondate le eccezioni d’illegittimità costituzionale avverso il D.M. Salute che ha imposto l’obbligo di versamento del contributo annuo dello 0,75% e hanno rinviato in Corte Costituzionale, inoltre hanno disposto la sospensione dell’efficacia delle richieste di compensazione del payback 2015-2018. Con le ordinanze 1588 e 1589 del 28 febbraio 2026 sullo 0,75%, l’organo di rilievo costituzionale, richiama il possibile effetto cumulativo delle diverse misure e le ricadute sulla capacità contributiva delle imprese.

Le due norme fortemente contestate dalle imprese dei dispositivi medici ricadono negativamente sul tessuto produttivo del Paese. Il fondo dello 0,75% e il payback sono strumenti che gravano pesantemente sul tessuto delle imprese e compromettono il futuro delle stesse aziende perché riducono la capacità di investimenti e generano una frattura tra istituzioni e mondo produttivo.

Ma quanto vale il settore dei dispositivi medici in Italia? Il settore dei dispositivi medici vale 19 miliardi di euro mercato interno ed export. Conta circa 5mila aziende e occupa oltre 113mila addetti. Svolgono un ruolo di sostegno alla sanità in termini di forniture e servizi.

Il primo strumento fortemente osteggiato dalle imprese è Il payback, meccanismo che impone alle imprese fornitrici di contribuire al ripiano degli sforamenti della spesa regionale per dispositivi medici, rispetto ai tetti

programmati dalle singole regioni. Il tetto di spesa da anni è stato fissato al 4,4% del Fondo sanitario regionale ma è stato sistematicamente superato. Intanto la spesa è passata dal 5,6% del 2019 al 6,3% del 2024, generando oltre 10 miliardi di euro di disavanzo complessivo in sei anni.

Il punto più controverso è proprio questo. Chi si farà carico della sostenibilità del disavanzo. Le imprese sono state obbligate a versare il 25% del payback 2015-2018 e alcune sono andate in difficoltà. Non possono continuare ad assumersi la responsabilità e l’onere di un disavanzo che non è da ricondurre alle stesse imprese e che con il passare degli anni diventa sempre più insostenibile.

Ebbene ricordare che le imprese partecipano a regolari gare d’appalto pubbliche con prezzi stabiliti e non determinano i volumi di acquisto degli ospedali, come non partecipano alla programmazione sanitaria regionale, non controllano i flussi della spesa pubblica ma sono obbligate a pagare una parte di sforamento di cui non sono responsabili.

Sull’altro strumento dello 0,75% sul fatturato annuo delle imprese, il Consiglio di Stato ha sollevato questioni di legittimità costituzionale. Un prelievo che colpisce esclusivamente i fornitori di dispositivi medici ed è un onere che le imprese contestano e non è giustificabile.

 I giudici amministrativi hanno anche evidenziato gli effetti dei prelievi e una sovrapposizione funzionale e cumulativa tra queste misure: contributo dello 0,75%, contributo del 5,5% sulle spese promozionali e il payback sui dispositivi medici.

Gli effetti dei prelievi stanno indebolendo il sistema produttivo delle piccole e medie imprese del comparto sanitario e, all’orizzonte, non si intravede alcuna soluzione né una visione capace di ricomporre il quadro normativo. Nei prossimi mesi, tuttavia, gli organi di rilievo costituzionale torneranno ad esprimersi sulla materia.

E a tutto questo si registra l’aumento delle spese per i rincari della benzina e materie prime pari quasi a un 9 percento di media. Vogliamo aumentare la nostra forza lavoro dando spazio alle professionalità e ai nostri giovani e alle nostre donne! Siamo Imprese e desiderosi di fare grandi Imprese. Crediamo nel nostro Paese e non molleremo!

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