Sabato, 26 Luglio 2014
   
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ASL BARI, ZULLO: “VENDOLA SPIEGHI IN CONSIGLIO COME SI UTILIZZANO LE TASSE DEI PUGLIESI”

IGNAZIO ZULLO - CAPOGRUPPO FORZA ITALIA - REGIONE PUGLIA 

 Asl Bari, Zullo: “Vendola spieghi in Consiglio come si utilizzano le tasse dei pugliesi”  

“E’ utile rendere conto ai cittadini di come viene utilizzata la tassazione imposta per coprire il deficit della sanità. Vendola si diceva “diverso, eversivo e pericoloso”. A fronte di quello che sta accadendo nella Asl Bari, come dobbiamo intendere questi aggettivi?”. Così il presidente del Gruppo in Consiglio Regionale del Pdl-Fi, Ignazio Zullo. “Da sempre  - prosegue - sosteniamo che un amministratore attento e buon padre di famiglia debba concentrarsi sul versante della spesa, razionalizzandola e qualificandola ed evitando gli sprechi.

Chi non si comporta da buon padre di famiglia, agisce invece sulle entrate, mettendo le mani nelle tasche dei cittadini per scialacquare e sprecare, come pare stia stato rilevato dagli ispettori del Mef. Chiediamo che questa rendicontazione puntuale sia operata da chi ha ottenuto il consenso per guidare la Regione. Vendola venga in Consiglio Regionale per relazionare alla collettività sulla gestione dell’Asl barese oggi al centro delle cronache - conclude Zullo - e chiarisca se gli aggettivi “diverso, eversivo e pericoloso” che affibbiava a se stesso sulla sanità siano da interpretare in senso figurato o letterale”.
 

A GIUGNO RIPRENDE IL TREND NEGATIVO DEI RITARDI DI PAGAMENTO


 A giugno riprende il trend negativo dei ritardi di pagamento


Dopo alcuni mesi di lieve miglioramento, a giugno i tempi di pagamento delle strutture sanitarie, per le aziende dei dispositivi medici, sono peggiorati in quasi tutte le Regioni e con molta probabilità nei prossimi mesi non vi sarà una sostanziale diminuzione dei giorni di ritardo. Si registra infatti uno scoperto nazionale che ancora ammonta a più di 3 miliardi e 600 milioni di euro, con un ritardo medio di 204 giorni. Dati questi che non fanno sperare per il prossimo futuro in un saldo delle fatture a 60 giorni, come previsto dalla legge». Questo il commento di Assobiomedica alla luce delle stime sui ritardati pagamenti pubblicate oggi dal Centro Studi dell'Associazione di Confindustria.

I dati a luglio 2014
Con 204 giotni a giugno rispetto ai 201 di giugno peggiora a livello nazionale di soli 3 giorni il ritardo nei tempi di pagamento alle imprese biomedicali da parte delle aziende Ssn. Ma si tratta di fatto del primo mese in cui la tendenza in calo (a gennaio i giorni di ritardo erano 215) da inizio anno si blocca.

A livello di singole Regioni Trentino, Veneto, Marche, Umbria, Lazio, Puglia e Calabria registrano lievi flessioni (tra uno e 5 giorni in meno del mese precdente), ma per tutte le altre c'è il segno più che raggiunge in un mese i 13 giorni in Molise - primo nella classifica negativa con 854 giorni di ritardo, 42 giorni in più di gennaio, seguito dalla Calabria con 843 - e i 10 in Campania che di giorni di ritardo complessivi ne ha 367, 72 in meno di gennaio.

Dal punto di vista dello scoperto nei confronti delle imprese il 13% del 3,6 miliardi denunciati dal presidente Rimondi è della Campania, seguita da poco meno del 12% nel Lazio e dal 10,5% della Calabria: in sole tre Regioni superano il 35% di tutto lo scoperto nazionale.

Classifca anche a livello di singoli enti. Il peggiore è ancora, con 1.362 giorni, l'Ao Mater Domini di Catanzaro, seguita dall'Asp di Cosenza con 1.50 giorni, da quella di Crotone con 881, dall'Asl Napoli 1 Centro con 873 giorni e dall'Ao Pugliese Ciaccio sempre di Catanzaro con 862 giorni.

Chi va meglio invece è l'Asl di Rimini con soli 34 giorni di ritardo, seguita dall'Asl Medio Friuli con 50, dall'Asl di Nuoro con 60 giorni, dall'Asl Bassa Friulana con 61
giorni e dall'Ao Valtellina e Valchiavenna che di giorni di ritardo ne ha solo 63.

Fonte:IlSole24Ore

   

SPIRAGLI DI PROROGA PER IL 770

 

 Spiragli di proroga per il 770
 

Il Governo sta valutando se prorogare o meno al 30 settembre la presentazione del 770. Ma non solo. Allo studio anche la possibilità di rendere stabile al 30 settembre la data entro cui presentare il modello. Lo ha reso noto, ieri, il sottosegretario all'Economia, Enrico Zanetti rispondendo ad un quesito inoltrato da Giulio Cesare Sottanelli (Sc) nel corso del question time in commissione Finanze alla Camera.

 

   

DEBITI P.A. IL GOVERNO: PAGATI AI CREDITORI 26,1 MILIARDI DI EURO

 

PIER CARLO PADOAN - MINSITRO E CONOMIA E FINANZE

 DEBITI P.A. Il Governo: pagati ai creditori 26,1 miliardi di euro

Stando almeno alle affermazioni ufficiali di Palazzo Chigi, il governo avrebbe, in buona parte, risolto l’annosa questione dei pagamenti alle imprese creditrici; sul sito della Presidenza del Consiglio, infatti, si apprende che nel biennio 2013-2014 sono stati stanziati 47,5 miliardi di euro per smaltire i debiti arretrati delle pubbliche amministrazioni.

Inoltre, delle risorse stanziate, ben il 91 per cento – riporta sempre il Governo – è stato ripartito tra le amministrazioni debitrici, ovvero 43,2 miliardi di euro. La suddivisione è stata effettuata nella seguente maniera: il 63 per cento è stato conferito materialmente alle amministrazioni che hanno fatto richiesta di risorse per onorare i propri debiti (si tratta di 30,1 miliardi di euro); più della metà delle risorse ripartite, ovvero 16,1 miliardi di euro (pari al 55 per cento delle risorse stanziate e all’87 per cento delle risorse erogate), sono state usate per pagare effettivamente i creditori.

Il Governo fa presente, infine, che è iniziata la fase di attuazione del decreto legge 66/ 2014, che assegna ulteriori 9,3 miliardi di euro di risorse aggiuntive.

   

IMPRESE. IN ARRIVO 25 MILIARDI DI INCENTIVI DALL’UE

 
 IMPRESE. In arrivo 25 miliardi di incentivi dall’Ue

Sono in arrivo 25 miliardi di nuovi finanziamenti per le imprese, che andranno ripartiti tra tutte le aziende europee; è quanto prevede un accordo firmato tra la Commissione Ue e il Fondo europeo per gli investimenti. I fondi, che saranno erogati entro la fine dell’anno, potranno essere percepiti da circa 330mila aziende, il 90 per cento delle quali ha al massimo 10 addetti; a queste, saranno destinati circa 21 miliardi, mentre i quattro restanti saranno riversati nelle casse delle imprese medio piccole.

L’iniziativa, avviata nell’ambito del progetto Cosme (il programma Ue sulla competitività), riguarderà il periodo compreso tra il 2014 e il 2020; in sostanza, consentirà agli imprenditori di ottenere un accesso facilitato al credito, attraverso la dotazione di 1,3 miliardi di euro che, attraverso il meccanismo della leva finanziaria, ne sbloccheranno, appunto, 25. Attualmente, gli intermediari finanziarie e le banche aderenti all’iniziativa non sono stati ancora selezionati: si tratta del prossimo passo del Fondo europeo per gli investimenti per dare alla misura piena attu
azione.

   

FATTURA ELETTRONICA. ANTICIPATO AL 31/03/2015 L’OBBLIGO VERSO TUTTE LE PA

 

 FATTURA ELETTRONICA. Anticipato al 31/03/2015 l’obbligo verso tutte le PA

Come è ormai noto, dal 6 giugno vige l’obbligo per imprese, fornitori e professionisti di emettere fatture in formato elettronico verso le pubbliche amministrazioni, pena il non essere pagati dalle stesse; non da tutte, però. Il vincolo, infatti, si applica, attualmente, Ministeri, Agenzie fiscali ed enti nazionali di previdenza. Sarà esteso a tutte le PA, ovvero anche ad enti nazionali e alle amministrazioni locali, dal 31 marzo 2015.

Inizialmente, la data prevista – modificata dal dl Iperf, ovvero quello sugli 80 euro in più in busta paga – era stata fissata al 6 giugno 2015. Anche in questo caso, a partire dai tre mesi successivi a tale termine, le PA non potranno più procedere al pagamento, neppure parziale, fino all’invio della fattura in forma elettronica. Le operazioni, come già avviene per le amministrazioni in cui ha valore la norma, avverranno attraverso il Sistema di Interscambio gestito dall’Agenzia delle Entrate, cui è stata delegata la vigilanza sul trattamento dei dati e delle informazioni, la gestione dei dati e delle informazioni che transitano attraverso il Sistema e l’elaborazione dei flussi informativi.

   

REGIONE PUGLIA, DEMATERIALIZZAZIONE DELLA RICETTA MEDICA. AVVIO A REGIME


 Dematerializzazione della ricetta medica. Avvio a regime


Con la deliberazione n.1391/2014, la Giunta regionale dispone la conclusione delle attività di sperimentazione della ricetta dematerializzata ed il conseguente avvio a regime al 30/9/2014 secondo il cronoprogramma di seguito indicato:


 a) PRESCRIZIONI FARMACEUTICHE
- entro il 10/9/2014 tutte le farmacie pubbliche e private territoriali devono essere collegate al SIST Puglia mediante i propri applicativi software per la gestione della ricetta dematerializzata;
- a decorrere dal 1/10/2014 i medici dipendenti o in rapporto di convenzione sono tenuti a rilasciare le prescrizioni farmaceutiche esclusivamente in formato elettronico ai sensi del D.M. 2/11/2011, con esclusione delle fattispecie previste dalla normativa e dalle disposizioni delle Amministrazioni centrali;

b) PRESCRIZIONI SPECIALISTICHE
- entro il 30/9/2014 le Aziende Sanitarie Locali, le Aziende Ospedaliero-Universitarie e gli IRCCS pubblici devono adeguare i propri sistemi aziendali di prenotazione e registrazione delle erogazioni per la gestione della ricetta dematerializzata;
- a decorrere dal 1/10/2014 i medici specialisti ambulatoriali dipendenti e in convenzione che operano all’interno delle strutture pubbliche sono tenuti a rilasciare le prescrizioni per prestazioni specialistiche da erogarsi presso le stesse strutture pubbliche esclusivamente in formato elettronico secondo quanto previsto dal D.M. 2/11/2011.

Si rimanda a successivo provvedimento la definizione della data di avvio del rilascio delle prescrizioni specialistiche dematerializzate da parte dei medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta, nonché della loro erogazione da parte delle strutture private accreditate.

Il provvedimento è pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n.99 del 23 luglio 2014

   

SURICO: “RELAZIONE MEF SU SPESE PAZZE ASL BA, DANNO ERARIALE DI MILIONI”.

GIANMARCO SURICO - CONSIGLIERE FORZA ITALIA - REGIONE PUGLIA 

 Surico: “Relazione Mef su spese pazze ASL BA, danno erariale di milioni”.

“Spese pazze alla Asl Bari? Forse ci avevamo visto giusto e se ne sono accorti pure al ministero delle finanze”. Lo dichiara il consigliere regionale del Pdl-Fi, Giammarco Surico, che ha presentato un’interrogazione diretta al presidente della Giunta Nichi Vendola e all’assessore alla sanità Donato Pentassuglia.

“Vengo a conoscenza – prosegue - in via informale, di una relazione dei servizi ispettivi di finanza pubblica che, a seguito di una verifica, hanno evidenziato varie criticità dell’ASL BA. L’iniziativa ministeriale pare sia stata attivata dopo la relazione dei revisori dei conti che già nel 2012 segnalava numerose disfunzioni con un danno erariale di milioni e milioni di euro non quantificabile per mancata vigilanza e controllo dei responsabili preposti.

La delibera sulla prestazione di 5 mila euro, pagata poi dalla asl 60 mila che abbiamo denunciato giorni fa, pare, quindi, essere una goccia nel mare delle anomalie dell’azienda barese. Pertanto, chiedo di sapere se questa relazione del Mef esista realmente e visto che parte da quanto denunciato in quella dei revisori del 2012, vorrei capire dalla giunta cosa sia stato fatto in questi due anni per porre rimedio ai danni. Se la relazione c’è, poi, è opportuno che la giunta ne dia informazione con la massima urgenza al Consiglio regionale.

   

UE: DEBITO ITALIANO AL 135,6% DEL PIL. PADOAN: REGOLE UE MA CON FLESSIBILITÀ

 

CARLO PADOAN - MINISTRO ECONOMIA E FINANZE

 UE: debito italiano al 135,6% del Pil. Padoan: regole Ue ma con flessibilità

I debiti pubblici in Europa (Francia, Spagna, Portogallo) riprendono a salire. Per il ministro dell’economia Padoan– che ha presentato a Bruxelles il programma del semestre di presidenza italiana – l’unico modo per uscire dal debito è  la crescita e per ottenerla servono le riforme che rimuovano gli impedimenti strutturali. Ma le riforme danno costi immediati e benefici differiti. Quindi serve una azione condivisa e incentivi alle riforme.

   

IL PERSONALE DEL SSN. UN ESERCITO DI 715.992 ADDETTI. ETÀ MEDIA 47,3 ANNI.

 
 Il personale del Ssn. Un esercito di 715.992 addetti. Età media 47,3 anni.


I dati, riferiti al 2011, contano 243.855 medici, 332.857 infermieri, 49.555 unità di personale con funzioni riabilitative, 45.285 unità di personale tecnico sanitario e 10.894 unità di personale con funzioni di vigilanza ed ispezione. Tra i contratti, 665.031 a tempo indeterminato, 34.125 unità con rapporto di lavoro flessibile e 16.836 personale universitario. Nel 2010 il personale del sistema sanitario nazionale ammontava a 724.245 unità.

   

CRISI: RENZI, DALLA BCE 300 MLD A SERVIZIO DELL'ECONOMIA

MATTEOI RENZI - PRESIDENTE DEL CONSIGLIO 

 Crisi: Renzi, dalla Bce 300 mld a servizio dell'economia

"A settembre arriveranno 300 miliardi di euro che in qualche modo la Bce metterà a disposizione delle banche. E' una grande opportunità e questa è la partita chiave per le nostre imprese, per il nostro mondo dell'imprenditoria e quindi per l'occupazione.
O siamo in grado di garantire che questi soldi saranno davvero al servizio dell'economia o non usciremo mai dalla crisi". E' quanto ha detto il premier Matteo Renzi intevenuto oggi all'inaugurazione della Brebemi.

   

ITALIANI IN FUGA DAL SSN, SPESI OLTRE 30 MILIARDI IN SANITÀ PRIVATA


 Italiani in fuga dal Ssn, spesi oltre 30 miliardi in sanità privata


(Adnkronos Salute)
- Italiani in fuga dal Servizio sanitario nazionale. Ticket stellari e tempi di attesa troppo lunghi stanno spingendo sempre più italiani - oltre 12 milioni - verso gli operatori della sanità privata. Che si leccano i baffi. Secondo le stime che emergono dal documento conclusivo dell'indagine conoscitiva sulla sostenibilità economica del Ssn, condotta dalle commissioni Bilancio e Affari Sociali della Camera, la spesa privata ha sfondato il muro dei 30 miliardi l'anno. Per l'esattezza 30,3 mld, tra farmaceutica, assistenza e cura, diagnostica e altro, che - come si legge nel documento - costituiscono "una percentuale rilevante della spesa sanitaria complessiva". Una spesa ingente che - osservano i deputati - "pur non collocandosi su un livello non dissimile da quella di altri Paesi europei, è nel nostro Paese quasi per intero 'out of pocket', mentre altrove è in buona parte intermediata da assicurazioni e fondi". L''indagine della Camera svela anche i motivi di questa emigrazione di pazienti dal pubblico al privato: "E' stato rilevato - si legge nel documento - come l'applicazione dei tcket stia di fatto escludendo le fasce economicamente più deboli della popolazione dall'accesso alle prestazioni sanitarie, in particolare a quelle di specialistica e diagnostica".

La fotografia del Ssn che emerge dall'indagine della Camera trova conferma nei dati rilevati dal Censis. Due indizi fanno una prova. Secondo una recente ricerca dell'istituto sul ruolo della sanità integrativa, sono infatti sempre di più gli italiani che pagano di tasca propria i servizi sanitari che il pubblico non garantisce più: nel 2013 la spesa sanitaria privata è infatti aumentata del 3% rispetto al 2007. E nello stesso arco di tempo quella pubblica è rimasta quasi ferma (+0,6%). Secondo il Censis, gli italiani sono costretti a scegliere le prestazioni sanitarie da fare subito a pagamento e quelle da rinviare oppure non fare. Così, crolla il ricorso al dentista a pagamento (oltre un milione di visite in meno tra il 2005 e il 2012), ma nello stesso periodo aumentano gli italiani che pagano per intero gli esami del sangue (+74%) e gli accertamenti diagnostici (+19%). Ormai il 41,3% dei cittadini paga di tasca propria per intero le visite specialistiche. Cresce anche la spesa per i ticket, sfiorando i 3 miliardi di euro nel 2013: +10% in termini reali nel periodo 2011-2013.
 
Insieme alla spesa cresce anche il numero delle persone che si rivolgono al privato. Gli ultimi dati del Censis stimano in 12,2 mln gli italiani che negli ultimi anni hanno fatto ricorso alla sanità privata, pagando le cure di tasca propria. I motivi? La ragione fondamentale è perché nel pubblico bisogna aspettare troppo tempo per accedere alle prestazioni, come dichiarato dal 61% di coloro che ricorono alla sanità privata. Altre motivazioni sono: per quasi il 33%, la possibilità di scegliere il medico di fiducia, e per il 18,2% "se paghi vieni trattato meglio", mentre il 15% fa riferimento alla indicazione di una persona di fiducia. La fuga nel privato riguarda soprattutto l'odontoiatria (90%), le visite ginecologiche (57%) e le prestazioni di riabilitazione (36%). Ma il 69% delle persone che hanno effettuato prestazioni sanitarie private reputa alto il prezzo pagato e il 73% ritiene elevato il costo dell'intramoenia.

Uno scenario che incide sul giudizio che gli italiani hanno del Ssn. A finire nel mirino è soprattutto il costo dei tcket. Secondo quanto rilevato dagli esperti del Censis, il 50% degli italiani ritiene che il ticket sulle prestazioni sanitarie sia una tassa iniqua, il 19,5% pensa che sia inutile e il 30% lo considera invece necessario per limitare l'acquisto di farmaci. Il 56% dei cittadini ritiene troppo alto il ticket pagato su alcune prestazioni sanitarie, mentre il 41% lo reputa giusto. Si lamentano di dover pagare ticket elevati soprattutto per le visite ortopediche (53%), l'ecografia dell'addome (52%), le visite ginecologiche (49%) e la colonscopia (45%). Molto diffusa è poi la percezione di una copertura pubblica sempre più ristretta: il 41% degli italiani dichiara che la sanità pubblica copre solo le prestazioni essenziali e tutto il resto bisogna pagarselo da soli, per il 14% la copertura pubblica è insufficiente per sé e la propria famiglia, mentre il 45% ritiene adeguata la copertura per le prestazioni di cui ha bisogno.

In questa cornice spicca il dato relativo alla sanità integrativa. Il Censis stima in 6 milioni gli italiani che hanno aderito a un fondo sanitario integrativo. Considerando anche i loro familiari, si sale a circa 11 milioni di assistiti. Pochi, rispetto a quanto si registra in altri Paesi europei. Secondo il recente rapporto 'Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali di Censis e Unipol, "l'Italia resta una delle poche economie avanzate in cui la spesa sanitaria out of pocket intermediata - vale a dire gestita attraverso assicurazioni integrative o strumenti simili - si ferma a una quota molto bassa: appena il 13,4% del totale della spesa sanitaria privata a fronte del 43% della Germania, del 65,8% della Francia, del 76,1% degli Stati Uniti".

Ma non si registra solo il boom della spesa sanitaria privata. Sempre più italiani, infatti, fanno ricorso all'intramoenia per curarsi. Sfiniti da liste d'attesa troppo lunghe e da ticket comunque salati, sempre più connazionali, al momento di sottoporsi a una visita specialistica o a un semplice esame diagnostico, ricorrono a prestazioni erogate al di fuori del normale orario di lavoro dai medici di un ospedale, i quali utilizzano le strutture dell'ospedale stesso a fronte del pagamento da parte del paziente di una tariffa. Secondo gli ultimi dati del Censis, è pari a quasi il 12% la quota di coloro che si rivolgono di più all'intramoenia: oltre il 14% nella fascia d'età tra i 30 e i 45 anni, con punte del 17% tra gli abitanti del Sud e delle isole. Analizzando l'indagine a livello territoriale, la frequenza con la quale si ricorre all'intramoenia è aumentata per il 10% nel Nord-Ovest; per il 3% nel Nord-Est; per il 12,8% in Centro; per il 17,2% nel Sud e nelle Isole.

   

FATTURE ELETTRONICHE INTEGRABILI


 Fatture elettroniche integrabili

La Fondazione Accademia romana di ragioneria, nella nota operativa n. 10/2014, ha chiarito che le fatture elettroniche emesse a carica delle Pa devono essere integrate con il Codice identificativo di gara (Cig) e con il Codice unico di progetto (Cup), ai fini della tracciabilità dei pagamenti. La nota ricorda che la fatturazione elettronica è stata introdotta dalla legge di Stabilità 2013 e che l'Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 18/E/2014 ha fornito chiarimenti sul tema. Il dl 66/2014 ha anticipato al 31 marzo 2015 il termine dal quale decorrono gli obblighi di fatturazione elettronica con riferimento alle amministrazioni locali e con riferimento a tutte le amministrazioni pubbliche. Fanno eccezione, invece, i ministeri, le agenzie fiscali e gli enti nazionali di previdenza e assistenza sociale per i quali l'obbligo è entrato in vigore lo scorso 6 giugno.

   

SARA' PIU' FACILE RATEIZZARE I DEBITI CON IL FISCO


 Come rateizzare i debiti con il fisco: tutti i chiarimenti di Equitalia

Sarà più facile ottenere la rateazione dei debiti con Equitalia. Entro il 31 luglio, infatti, i contribuenti che hanno perso il beneficio della dilazione dei pagamenti entro il 22 giugno 2013, potranno ottenere una nuova rateazione senza presentare documenti aggiuntivi. Inoltre se avranno ricevuto altre cartelle potranno ottenere la rateazione per i nuovi debiti senza che una situazione interferisca con l'altra.

 

   

DRAMMA LAVORO, PERSO UN MILIONE DI POSTI, MANCA UN MILIARDO PER LA CIG IN DEROGA

MASSIMO CASSANO - SOTTOSEGRETARIO AL LAVORO 

 Allarme lavoro: manca un miliardo di cassa integrazione in deroga, 65mila a rischio


(Adnkronos) - La crisi azzoppa l'economia e le imprese spingono l'acceleratore sulle richieste di ammortizzatori sociali. Ma per la cassa integrazione in deroga la situazione è al limite. Per coprire il 'fabbisogno' 2014 mancherebbero infatti all'appello circa un miliardo di euro mentre all'orizzonte si potrebbe profilare il rischio licenziamento per almeno ¼ dei 148mila lavoratori attualmente 'protetti': in bilico dunque ci sarebbero tra i 48 e i 65mila 'derogati', ma la cifra potrebbe agevolmente salire a 150mila unità, se il governo dovesse sdoganare la bozza di decreto interministeriale che ne riforma i criteri di accesso.

Sono questi i dati che Cgil Cisl e Uil, ritornati insieme in piazza, snocciolano nel corso del presidio davanti a Montecitorio voluto per rinnovare un pressing sulla politica verso il quale però il governo, dicono in sostanza, appare al momento distratto e lontano.

Rassicurazioni di Poletti - Né serve a rasserenare il clima la garanzia, offerta l'altra settimana dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti, sulla possibile erogazione in tempi brevi di altri 4-500 milioni di euro: "Non bastano" dicono ancora dal palco, sotto la pioggia, i leader sindacali, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, chiedendo unitariamente e a gran voce al governo un sostanziale "cambio di passo".

La disoccupazione - "O il governo mette subito in agenda i temi prioritari della disoccupazione e del lavoro o tutti i ragionamenti sulla crescita sono inutili. Non c'è più tempo. Le riforme istituzionali sono importanti ma sul campo non c'è un solo tema. Deve cambiare passo perché non possiamo immaginare che la chiusure delle imprese e i licenziamenti siano la prospettiva" scandisce Camusso, chiedendo "risorse per finanziare gli ammortizzatori in deroga, a partire dalla mobilità e dalla cassa integrazione, e di non restringere i criteri per l'accesso".
 
Riduzione da 12 a 8 mesi - Questo è il timore dei sindacati: che la bozza di provvedimento in mano all'esecutivo confermi la riduzione da 12 a 8 mesi dei mesi 'tutelati' e i vincoli restrittivi per l'accesso al beneficio per aziende e lavoratori.

Una 'tenaglia' che potrebbe collocare fuori dal mercato del lavoro, appunto, fino a 65mila lavoratori anche nel caso avessero sottoscritto accordi di cig in deroga. Un numero che per la Uil potrebbe arrivare a 150mila considerato che i nuovi criteri potrebbero ridurre di 1/3 la durata massima di copertura. "E stiamo parlando di 350 euro al mese" chiariscono alcuni 'derogati' in piazza. Questo, unito al fatto che, come denuncia il leader Cisl Raffaele Bonanni, l'economia è scomparsa dai radar della politica, fa tutto il resto.

Perso un milione di posti - "Abbiamo già perso un milione di posti di lavoro. Ma ora nessuno si occupa più di economia: legge elettorale, riforma costituzionale... come se il Paese potesse riprendersi da solo" dice Bonanni dal palco rinnovando la critica al governo. "Non ci si occupa di economia ma si dice che vogliamo sprecare i soldi per la cig in deroga. Ma di che cosa dovrebbe vivere un lavoratore?" prosegue. E incalza: "Basta con i Soloni, basta occuparsi solo di riforme perché non si gioca con il fuoco".

A condannare l'assenza del governo Renzi sui temi del lavoro è anche la Uil di Luigi Angeletti. "Un governo che pensa di fare una grande riforma sugli ammortizzatori sociali, che chissà quando verrà e, nel frattempo, lascia per strada le persone è un governo che non mantiene i patti. E i governi che non mantengono i patti sono inaffidabili" dice dal palco dettando il timing all'esecutivo: "La Cig in deroga deve essere finanziata per tutto il tempo che sarà necessario e per tutte le persone che ne hanno diritto, secondo la legge".

Riforma della Costituzione - Un Paese come il nostro, infatti, "non può vivere solo di speranze e di promesse. In quel Palazzo stanno discutendo su una grande riforma della Costituzione che anche noi pensiamo sia necessaria. Vorremmo però evitare che, a riforme varate, una parte del Paese non ci sia più", aggiunge.

E mentre a pochi passi dal presidio il governo annuncia nuovi contratti per 1,4 miliardi e 25mila posti di lavoro, i sindacati non abbassano la guardia e torneranno giovedì nuovamente in piazza, davanti a Montecitorio, questa volta con i lavoratori del Centro Sud.

   

MENO ACCESSI AL PRONTO SOCCORSO SE L'ORARIO DEI MEDICI DI FAMIGLIA È PIÙ LUNGO

 

 Meno accessi al pronto soccorso se l'orario dei medici di famiglia è più lungo


Gli accessi al pronto soccorso potenzialmente inappropriati si possono ridurre tra il 7 e il 20% gestendo bene i bisogni di salute dei cittadini sul territorio. Ad esempio, con gruppi di medici di medicina generale che assicurino un’apertura coordinata degli studi di almeno di 10-12 ore al giorno. E' il risultato dello studio condotto dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università di Bologna, Matteo Lippi Bruni, Irene Mammi e Cristina Ugolini, presentati in occasione del quarto workshop di Econometria in sanità che si chiuso all’Università di Padova.

Il lavoro prende le mosse dall’idea, già esplorata in letteratura e spesso richiamata nel dibattito tra addetti ai lavori, che un uso eccessivo e spesso improprio dei pronto soccorso caratterizzi diffusamente i sistemi sanitari a prescindere dal loro specifico assetto istituzionale e organizzativo, producendo un forte congestionamento delle strutture ed un potenziale danno alla qualità delle cure.

Secondo la ricerca i motivi che possono spingere gli assistiti ad ignorare il medico curante e a rivolgersi autonomamente ad una struttura ospedaliera sembrano essere la percezione di un bisogno che necessita di una risposta non prorogabile, una maggiore fiducia nella possibilità che l’ospedale risponda con efficacia e prontezza, la convinzione che le cure primarie si caratterizzino per la limitatezza degli orari di apertura dei suoi ambulatori. I ricercatori bolognesi hanno deciso di indagare quest’ultimo aspetto, riferendosi al contesto emiliano-romagnolo per l’anno 2009.

 

   

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09.11.2012: TGNORBA: AFORP contro Governo Monti per certificazione del credito


30.09.2012: TGNORBA: Servizio sui ritardati pagamenti ai fornitori


01.08.2012: TGNORBA: Servizio sulle difficoltà degli imprenditori AFORP

08.06.2012: TGNORBA: Servizio sui debiti con i Fornitori Ospedalier, diffuso dal Tg Norba

14.05.2012: ANTENNA MATTINA: Intervista al Presidente Marchitelli condotta dal giornalista Gianvito Cafaro

06.05.2012: TGNORBA24: Costituzione del coordinamento donne AFORP

06.04.2012: BUONGIORNO TELEREGIONE: Intervista al Presidente Marchitelli

29.03.2012: TGNORBA: Centralizzazione acquisti in sanità

08.11.2011: TGNORBA: Statuto delle Imprese, dichiarazioni del Presidente Marchitelli

07.11.2011: TGNORBA: Sanità Puglia, accordi transattivi, intervista al Presidente Marchitelli

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