Sabato, 30 Agosto 2014
   
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ASL BARI, ECCO LA DIFESA DI COLASANTO

DOMENICO COLASANTO - DIRETTORE GENERALE ASL BA 

In data odierna la Gazzetta del Mezzogiorno,con articolo firmato da Massimiliano Scagliarini, ha pubblicato le controdeduzioni del Direttore Generale Colasanto ai rilievi mossi dagli ispettori ministeriali. 

 

BARI. Le risposte ai 62 rilievi dell'ispezione ministeriale sono affidate a 22 relazioni dei rispettivi dirigenti. Ma è la premessa «politica», firmata dal direttore generale Domenico Colasanto, quella più importante: negli ultimi 3 anni nella Asl di Bari, dice il manager alla Regione, sono stati già raggiunti risultati importanti, nonostante la difficoltà di governare un pachiderma nato dalla fusione di 4 aziende pre-esistenti nell'ottica di una continua emergenza. E questo anche perché, una volta completata la creazione della Asl unica (diventata la terza d'Italia) e applicato il piano di rientro con le sue restrizioni, i tagli e le ottimizzazioni non sono state portate fino in fondo.

 E punto più delicato dei rilievi ministeriali, quello che a fine luglio ha causato un vespaio di polemiche, sono i 24 milioni di euro che la Asl ha speso per pagare le prestazioni aggiuntive dei medici. Un meccanismo che di solito si utilizza per abbattere le liste d'attesa, ma che per il ministero non è servito a nulla. Colasanto (il cui incarico scadrà a novembre e non potrà essere rinnovato) definisce «ingeneroso» il giudizio dell'ispettore ministeriale, che ha liquidato le prestazioni aggiuntive come un modo in cui il medico «si garantisce ulteriore stipendio»: sono, piuttosto, «un cottimo» per colmare i deficit di per- sonale. «Sono consapevole - scrive Colasanto - che chiedere ad un dirigente medico che ha già sopportato un turno di lavoro di 6-8 ore in sala operatoria di sobbarcarsi altre 4-5 ore di attività aggiuntiva, sia pure a pagamento, è preoccupante.

Ma il ricorso alle attività aggiuntive, che abbiamo programmato per obiettivi e verificato nei risultati, è stato uno strumento per ovviare alla carenza di personale». Esempio: se la chirurgia toracica («Un fiore all'occhiello di questa Asl») chiede di aumentare le ore di utilizzo della sala operatoria per incrementare gli interventi di chirirur-gia neoplastica polmonare, «l'unica risposta che posso dare è quella di chiedere agli anestesisti e agli infermieri di sala operatoria di accettare la proposta di attività aggiuntiva, in alternativa lasciare pazienti in attesa». Colasanto ricorda poi («Non sono tanto presuntuoso da affermare che tutto quello di cui l'azienda ha bisogno per potersi definitivamente consolidare ... sia stato fatto») gli obiettivi raggiunti nella sua gestione. Interventi sull'appropriatezza dei ricoveri («Ernie e fistole non occupano più i primi posti»), dipartimentalizzazione della rete ospedaliera (con cui si evita tra l'altro che i casi più complessi vengano trasferiti alle cliniche private), l'introduzione delle politiche di budgeting.

Ma anche l'armonizzazione dei sistemi informatici, l'abbattimento dei debiti pregressi per 100 milioni, gare d'appalto ban- dite per 3,5 miliardi. E nodo dolente, però, resta la gestione del personale. Un punto su cui -questo Colasanto lo lascia solo intendere - è la politica a non aver avuto il coraggio di assumere le scelte. Il riferimento è alle 151 «strutture che erogano prestazioni assistenziali»: «Troppe», perché le condizioni finanziarie «non consentono di mantenere in efficienza ed in sicurezza tutte le strutture che attualmente erogano prestazioni assistenziali sia ospedaliere che territoriali». Ma ciascuna di quelle strutture almeno sulla carta equivale a un primario, un primario significa potere politico... «Se nell'area Nord della Asl (Terlizzi, Co-rato, Molfetta, ndr) non avessimo tre Unità operative di Medicina o di Cardiologia o di Radiologia, o di Anestesia e così via, e avessimo solo una struttura, sufficiente a servire un bacino di utenza di 150 mila abitanti, avremmo la possibilità di prevedere strutture complesse per tutte le Unità operative attive, sia di base che di specialità intermedia».

Ed il cerchio si chiude: «Se il sistema avesse la possibilità di "lavorare" con una minore parcellizzazione di strutture e, quindi, con sufficienti dotazioni, consentite dai vincoli finanziari, non avrebbe più necessità di ricorrere alle attività aggiuntive, se non per situazioni eccezionali e temporanee, come da contratto».

 

 

TASSE. E’ IN ARRIVO LA STANGATA DI FINE AGOSTO

 MATTEO RENZI - PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

 TASSE. E’ in arrivo la stangata di fine agosto
 
L’Ufficio studi della CGIA stima che entro la fine di agosto i contribuenti italiani dovranno versare all’Erario oltre 29 miliardi di euro di imposte
 
Ad agosto, come una buona parte degli italiani, anche il fisco non va in ferie. Lo sanno bene i contribuenti italiani, in particolar modo le imprese e i lavoratori autonomi, che entro la fine di questo mese dovranno versare all’Erario, al netto dei contributi previdenziali, oltre 29 miliardi di euro di imposte. A comunicare la notizia è l’Ufficio studi della CGIA.
 
La voce che da un punto di vista economico “graverà” maggiormente sulle tasche dei contribuenti sarà l’Iva: il gettito dovrebbe superare i 13 miliardi di euro. Segue il versamento da parte dei datori di lavoro delle ritenute Irpef dei dipendenti e dei collaboratori, pari ad un importo di 7,6 miliardi di euro e il pagamento del saldo e dell’acconto Irpef che dovrebbe garantire un gettito di 2,45 miliardi. Altri 1,7 miliardi giungeranno nelle casse dello Stato dal pagamento dell’addizionale Irpef, mentre dall’Irap e dall’Ires sono previsti altri 3 miliardi di euro. Infine, i lavoratori autonomi dovranno versare le proprie ritenute Irpef per un importo che dovrebbe toccare 1,3 miliardi di euro.

L’Ufficio studi della CGIA ricorda che le principali scadenze fiscali/contributive di questo mese sono 11, così distribuite: 7 entro il 20 di agosto; una entro il 25 agosto e altre 3 entro il 31 agosto. Visto che quest’ultima data cade di domenica, il termine slitta di un giorno (1 settembre).

“Anche in vista delle scadenze fiscali di agosto – dichiara Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA – molti italiani sono stati costretti ad accorciare le vacanze o, nella peggiore delle ipotesi, a starsene a casa. A settembre, poi, non è detto che tutte le attività riaprano i cancelli. In attesa di tempi migliori, imprese e famiglie hanno deciso di risparmiare. In definitiva, la paura del futuro sta condizionando gli italiani che in questo momento di difficoltà hanno solo una certezza: onorare un fisco sempre più esoso”.

Dalla CGIA, infatti, ricordano che in prospettiva il carico fiscale che grava sui contribuenti italiani potrebbe addirittura aumentare.
 
Nel 2015 il Governo ha deciso di tagliare la spesa pubblica di 17 miliardi di euro, con un impegno minimo da raggiungere che non potrà essere inferiore ai 4,4 miliardi di euro.

Nel caso il Governo non sia in grado di centrare questo obbiettivo minimo, scatterà la cosiddetta “clausola di salvaguardia”. In altre parole, come ha confermato nei giorni scorsi il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, a fronte del mancato taglio della spesa, i contribuenti saranno chiamati a sopportare un aggravio fiscale di 3 miliardi di euro, a seguito della riduzione delle agevolazioni/detrazioni fiscali e all’aumento delle aliquote, mentre i ministeri dovranno tagliare la spesa per un importo di almeno 1,44 miliardi di euro.

   

DEBITI. LE FAMIGLIE ITALIANE SONO INDEBITATE PER 19.251 EURO


 DEBITI. Le famiglie italiane sono indebitate per 19.251 euro
 

Le famiglie italiane sono indebitate per un importo medio pari a 19.251 euro. Complessivamente, i “passivi” accumulati con le banche e gli istituti creditizi ammontano a 496,5 miliardi di euro. I dati sono riferiti al 2013.

A livello territoriale, denuncia l’Ufficio studi della CGIA, le province più “esposte” sono quelle lombarde. Al primo posto troviamo le famiglie residenti nella provincia di Monza-Brianza, con un debito di 27.544 euro; al secondo posto quelle di Milano, con 27.505 euro e al terzo posto le residenti a Lodi, con 27.281 euro. In fondo alla classifica nazionale, invece, si piazzano le famiglie della provincia di Vibo Valentia, con un debito di 8.742 euro, quelle dell’Ogliastra, con 8.435 euro e, all’ultimo posto, quelle di Enna, con 8.371 euro.

Per indebitamento medio delle famiglie consumatrici italiane, fa notare l’Ufficio studi della CGIA, si intende quello originato dall’accensione di mutui per l’acquisto di una abitazione, dai prestiti per l’acquisto di un auto/ moto e in generale di beni mobili, dal credito al consumo, dai finanziamenti per la ristrutturazione di beni immobili, etc.

Dall’inizio della crisi (anno 2007) l’incremento del debito medio nazionale delle famiglie consumatrici è stato del 35,1 per cento, anche se dopo il picco massimo toccato nel 2011 le esposizioni sono in calo. L’inflazione, invece, sempre tra il 2007 e il 2013 è aumentata del 13,4 per cento.

“Con il riacuttizzarsi della crisi – segnala il segretario della CGIA – dal 2011 le famiglie italiane hanno preferito indebitarsi sempre di meno, privilegiando il risparmio. Infatti, tra la fine del 2011 e lo stesso periodo del 2013, i depositi delle famiglie consumatrici sono aumentati a livello nazionale del 12 per cento, con punte del 28 per cento in Trentino Alto Adige e di oltre il 18 per cento nelle Marche e in Emilia Romagna. In buona sostanza, l’esponenziale aumento delle tasse registrato in questi ultimi anni, gli effetti della crisi e la paura che la situazione generale peggiori ulteriormente hanno condizionato le scelte economiche delle famiglie. Meno acquisti, meno investimenti e più risparmi”.

 

   

RAVVEDIMENTO OPEROSO. ECCO COME METTERSI IN REGOLA CON IL FISCO


 RAVVEDIMENTO OPEROSO. Ecco come mettersi in regola con il Fisco. LA SCHEDA TECNICA

I contribuenti italiani la cui posizione con il Fisco presenta delle irregolarità possono avvalersi del ravvedimento operoso per sistemarla, versando le imposte dovute e pagando sanzioni ridotte. Di seguito, indichiamo tutto quello che c’è da sapere sull’istituto.

CHI PUO’ BENEFICIARNE – Il ravvedimento è consentito a tutti i contribuenti, purché siano rispettate alcune condizioni: la violazione non deve essere già stata constata e notificata a chi l’ha commessa; non devono essere state avviate ispezioni o verifiche. In tal caso, la possibilità di ravvedersi è inibita per i periodi e i tributi che sono oggetto di controllo; non devono essere iniziate altre attività di accertamento formalmente comunicate al contribuente.

AMMONTARE DEI PAGAMENTI – Il ravvedimento comporta il versamento delle imposte dovute, degli interessi calcolati in base al tasso legale annuo (si parte dal giorno in cui il versamento avrebbe dovuto essere effettuato a quello in cui viene effettivamente eseguito) e delle sanzioni in misura ridotta.

AMMONTARE DELLE SANZIONI – Le violazioni commesse dal primo febbraio 2011 comportano una sanzione pari al 3 per cento se il pagamento viene eseguito entro 30 giorni dalla scadenza prescritta (è il cosiddetto ravvedimento breve); al 3,75 per cento se il ritardo è superiore a 30 giorni ma si colloca entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno d’imposta in cui la violazione è stata commessa (è il cosiddetto ravvedimento lungo). Infine, i contribuenti, la sanzione si riduce allo 0,2 per cento per ogni giorno di ritardo, se il versamento dell’imposta è effettuato entro quattordici giorni dalla scadenza e se gli interessi legali e se le sanzioni sono pagate entro trenta giorni dalla scadenza (questo è il ravvedimento sprint).

COME PAGARE – I versamenti vanno effettuati attraverso il modello F24 per le imposte sui redditi, le relative imposte sostitutive, l’Iva, l’Irap e l’imposta sugli intrattenimenti; si userà, invece, il modello F23 per l’imposta di registro e gli altri tributi indiretti. Gli interessi devono essere indicati nel modello F24 utilizzando gli appositi codici tributo. Quelli sulle ritenute vanno invece versati dai sostituti d’imposta sommandoli al tributo. Non è possibile effettuare i versamenti relativi al ravvedimento a rate. E’ possibile, invece, effettuare la compensazione con eventuali crediti d’imposta.

   

CURE IN UE, CON TESSERA SANITARIA NIENTE STANGATE


 Cure in Ue, con tessera sanitaria niente stangate
Rimborsabili farmaci di fascia A acquistati in Paesi comunitari

(Ansa) - Per chi si trova nella spiacevole condizione di dover usufruire di cure mediche nei Paesi extra Ue c'è sempre il rischio-stangata, ma chi si sposta all'interno dei Paesi membri dell'Unione, grazie al classico tesserino sanitario plastificato blu, può evitare brutte sorprese. Se si sta per partire è bene quindi non dimenticarlo a casa.

Il retro di quello normalmente utilizzato come codice fiscale, infatti, costituisce la TEAM o Tessera Europea Assistenza Malattia che, entrata in vigore a novembre 2004, permette di usufruire non solo delle cure mediche urgenti ma anche di quelle necessarie, oltre che negli stati membri dell'Unione europea anche in Norvegia, Islanda Liechtenstein e Svizzera. In pratica, sostituisce quanto prima coperto dai modelli E 110, E 111, E 119 ed E 128.

"L'assistito, ovvero tutti i cittadini a carico del Servizio sanitario nazionale, in caso di necessità, possono recarsi presso una struttura sanitaria pubblica o convenzionata ed esibire la TEAM", spiega Valeria Fava, dell'Area Salute di Cittadinanzattiva/Tribunale dei diritti del malato. "Così - prosegue - hanno diritto a ricevere le cure alle stesse condizioni degli assistiti del Paese in cui si trovano, quindi se lì si paga il ticket anche l'italiano pagherà il ticket. Sono escluse le cure di alta specializzazione per le quali - specifica - è necessaria l'autorizzazione preventiva da parte della propria ASL".

Fuori dall'Europa la situazione invece si complica e i tipi di assistenza per malattia sono molto diversificati e rischiosi economicamente. "In paesi come gli Stati Uniti Ci si può trovare - spiega Fava - a dover accendere un mutuo di 100.000 euro per curarsi un infarto se non si ha una assicurazione malattia adeguata che copre tutte le spese. Meglio quindi fare assicurazioni valide, affidabili e leggere bene cosa coprono". Quanto ai farmaci, pochi lo sanno ma i cittadini comunitari in vacanza o in soggiorni di lavoro e studio in altri paesi dell'Unione Europea, possono già ottenere quelli dispensabili su prescrizione medica e anche vederseli rimborsati qualora siano di fascia A.

"Il rimborso va richiesto entro 60 giorni dall'acquisto della ricetta e, dal momento in cui riceve il modulo, la Asl ha 60 giorni per rimborsare il farmaco", spiega Mauro Lanzilotto, responsabile rapporti internazionali Federfarma. Non molto cambierà con il nuovo modello di ricetta riconoscibile negli altri paesi dell'UE, prevista dal recepimento della direttiva europea sulle Cure Transfrontaliere, e non ancora realtà poiché manca il relativo decreto ministeriale. "Di fatto", sottolinea Lanzilotto, "l'unica differenza sarà che quanto prima era previsto tramite sentenza, verrà affermato tramite diritto positivo".

   

RATING. MOODY’S TAGLIA LE STIME DEL PIL ITALIANO E VEDE IL DEFICIT IN CRESCITA

PIER CARLO PADOAN - MINSITRO ECONOMIA E FINANZE

 RATING. Moody’s taglia le stime del Pil italiano e vede il deficit in crescita

Le agenzie di rating tornano ad accanirsi sull’Italia; in questa occasione, è stato il turno di Moody’s che, dopo le stime dell’Istat sul Pil italiano, negative al di là di ogni previsione (-0,2 per cento), ha deciso di girare il coltello nella piaga: secondo la società internazionale, l’Italia chiuderà il 2014 con un Pil in contrazione di 0,1 punti percentuali, contro un aumento di mezzo punto stimato nelle precedenti rilevazioni; contestualmente, sono state viste al rialzo le stime sul rapporto deficit/ Pil, fissato per l’anno in corso al 2,7 per cento, contro il 2,6 calcolato dal Governo.

L’agenzia, inoltre, si dice convinta che per l’anno prossimo sussistano rischi concreti di sforare ulteriormente. La società vede in crescita anche il rapporto debito/ Pil che, nel 2014, crescerà fino al 136,4 per cento, per poi contrarsi fino al 135,8 l’anno successivo.

Gli analisti di Moody’s spiegano che la nuova recessione in cui è piombata l’Italia renderà più difficile ridurre il debito pubblico nonché ancora più complicato, dal punto di vista politico, condurre in porto le riforme strutturali. A pesare sulla contrazione del Pil verificatasi nel secondo trimestre è stata – concludono – una debolezza diffusa uniformemente in tutti i settori dell’economia, mentre “le esportazioni nette, sulla base della domanda, sono state un freno e la domanda interna è stata neutra”.

 

   

IMPRESE. LE CHIUSURE SUPERANO LE APERTURE PER IL 5° ANNO CONSECUTIVO


 IMPRESE. Le chiusure superano le aperture per il 5° anno consecutivo

Il saldo tra nuove imprese e cessazioni, nel 2012, è risultato negativo: a fronte di 275mila imprese nate (circa 10.700 in più dell’anno precedente), 316mila hanno cessato la propria attività. Il tasso di chiusura è stato pari all’8 per cento, contro il 7 per cento di quello di nuove aperture.
 
Il saldo, pari al -1 per cento, è stato, quantomeno, leggermente inferiore al -1,3 per cento del 2011. Tuttavia, è il quinto anno consecutivo che il dato si manifesta in territorio negativo.

Il tasso di mortalità è in lieve calo nei settori delle Costruzioni e del Commercio (rispettivamente di -0,2 e -0,1 per cento). Nell’Industria in senso stretto e nei Altri Servizi, invece, aumenta di 0,2 punti percentuali.

Si riduce, inoltre, il numero delle imprese che, dopo un anno dalla loro istituzione, esistono ancora. Solo l’81,1 per cento delle imprese nate nel 2011 ha sopravvissuto fino al 2012; nel 2011, le imprese nate nell’anno precedente e ancora in vita erano l’83,1 per cento.

Tra quelle che sopravvivono, si registra nei primi due anni di esistenza un aumento delle propria dimensione: le aziende nate nel 2010 e ancora esistenti nel 2012 sono passate, mediamente, da 1,4 a 2,3 addetti.

I tassi di natalità più alti si sono verificati nel Centro Italia e nel Meridione, dove sono stati pari, rispettivamente, al 7,5 e all’8,4 per cento. Aumenta, contestualmente, il numero di imprese senza dipendenti, mentre diminuisce la natalità di quelle che ce li hanno.

 

   

AUMENTA L’IMPRENDITORIA STRANIERA: BOOM DI QUELLA CINESE


 AUMENTA L’IMPRENDITORIA STRANIERA: boom di quella cinese
 
In forte calo, però, le rimesse verso la Cina. In Lombardia, in Toscana, nel Veneto e in Emilia Romagna si concentra il 60 per cento circa degli imprenditori provenienti dall’ “impero celeste”.
 
Stando ai numeri assoluti, segnala l’Ufficio studi della CGIA, sembra che almeno una parte dell’imprenditoria presente nel nostro Paese non conosca la crisi.

Stiamo parlando delle aziende guidate da stranieri che, tra il 2012 e il 2013, sono aumentate del 3,1 per cento, toccando, in valore assoluto, quota 708.317. Quelle condotte da cinesi hanno addirittura registrato un vero e proprio boom: nel periodo preso in esame sono aumentate del 6,1 per cento, superando di poco la soglia delle 66.000 unità. Niente a che vedere con lo sconfortante risultato conseguito dalle imprese italiane che, purtroppo, sono diminuite dell’1,6 per cento. Ovviamente, fanno notare dalla CGIA, bisogna ricordare che nei primi due casi stiamo parlando di qualche centinaio di migliaia di imprese, nel terzo caso, invece di milioni di attività.

Degli oltre 708 mila imprenditori stranieri presenti nel nostro Paese, il Marocco è il Paese di provenienza che ne conta il maggior numero: 72.014. Segue la Romania, con 67.266 e, subito dopo, la Cina, con 66.050.

Quest’ultima etnia ha “stuzzicato” l’interesse dell’Ufficio studi della CGIA che ha deciso di realizzare un approfondimento. Si pensi che rispetto al 2008, le attività economiche cinesi presenti in Italia sono aumentate addirittura del 42,9 per cento, contro un incremento medio dell’imprenditoria straniera che si è attestata al 23,1 per cento.

Ebbene, i settori maggiormente interessati dalla presenza degli imprenditori provenienti dall’ “impero celeste” sono il commercio, con quasi 24.050 attività (con un buon numero di imprese concentrate tra i venditori ambulanti), il manifatturiero, con poco più di 18.2000 imprese (quasi tutte riconducibili al tessile-abbigliamento e calzature) e la ristorazione-alberghi e bar, con oltre 13.700 attività.

Ancora contenuta, ma con un trend di crescita molto importante, è la presenza di imprenditori cinesi nel settore dei servizi alla persona, ovvero tra i parrucchieri, le estetiste e i centri massaggi: il numero totale è di poco superiore alle 3.400 unità, ma tra il 2012 ed il 2013 l’aumento è stato esponenziale: +34 per cento.

   

EVASIONE FISCALE. IL NUOVO PIANO DELL’AGENZIA: STOP ALL’ACCANIMENTO SUI “PICCOLI”.


 

EVASIONE FISCALE. Il nuovo piano dell’Agenzia: stop all’accanimento sui “piccoli”.

L’Agenzia delle Entrate, con una circolare, inaugura nuovi criteri e priorità nella lotta all’evasione, nell’ottica di un miglior rapporto con i contribuenti e della promozione – almeno nelle intenzioni – di un fisco più equo. Il principio di fondo del piano firmato dal direttore dell’Agenzia, Rossella Orlandi, prevede che l’amministrazione si concentri sui grandi evasori, mollando la presa sui cittadini onesti; dunque, nei limiti dei possibile, le contestazioni meramente formali dovranno essere abbandonate, per dare la caccia a quanti hanno messo in piedi vere e proprie frodi. Di seguito, elenchiamo le principali direttive delle Entrate in materia.

 
PICCOLA E GRANDE EVASIONE – Gli uffici, si legge nella circolare, dovranno privilegiare gli elementi da cui possano scaturire maggiori imposte accertabili, tralasciando quelli di scarsa rilevanza in termini di recupero di imposte o di minore sostenibilità. Si dovrà, inoltre, “ridurre il tasso di conflittualità, attraverso una crescita nell’utilizzo degli strumenti partecipativi del contribuente al procedimento di accertamento e quelli deflattivi del contenzioso ed evitare di contestare redditi non connessi con la concreta realtà riferibile al contribuente ed alla sua effettiva capacità contributiva”. Infine, l’Agenzia dovrà dedicare la propria attività principalmente ai settori economici con alto livello di tax gap e a quelli che meno sono stati interessati da controlli negli ultimi anni.

GRANDI CONTRIBUENTI – Le strutture regionali dovranno indirizzare le proprie attività di controllo e accertamento prevalentemente nei confronti di quelle situazioni che possono rappresentare una reale evasione o elusione tributaria.

Le attività riguardanti i Grandi Contribuenti, inoltre, saranno consolidate mediante l’analisi di ciascuna posizione fiscale (tutoraggio) in modo da assicurare una maggiore efficacia del giudizio prognostico circa la maggiore o minore rischiosità dei soggetti.

IMPRESE DI MEDIE DIMENSIONI –
L’attenzione del Fisco si focalizzerà su quelle imprese medio-grandi (fatturato superiore ai 25 milioni di euro) in cui sia alto il rischio che i fenomeni di evasione/elusione coinvolgano imprese di medie dimensioni appartenenti. Saranno tenute sotto stretto controllo anche quelle imprese che passano dallo status di grandi contribuenti a quello di impresa di medie dimensioni.
 
PMI – L’azione del Fisco dovrà essere ispirata dal logiche di proporzione e ragionevolezza, “giovandosi in via prioritaria della collaborazione del contribuente e delle dimostrazioni che questi potrà addurre a titolo di giustificazione delle operazioni finanziarie rilevate, con riguardo in particolare ai prelevamenti”.

 

 

   

SANITÀ LAZIO, ZINGARETTI: TEMPI PAGAMENTO FORNITORI A 60 GIORNI ENTRO AGOSTO

 

NICOLA ZINGARETTI - GOVERNATORE REGIONE LAZIO 

 Sanità Lazio, Zingaretti: Tempi pagamento a 60 giorni entro agosto

La Regione Lazio riduce drasticamente i tempi di pagamento ai fornitori nel settore sanitario, passando da 254 giorni di giugno 2013 a 60 giorni previsti per la fine di agosto.

“È un risultato eccezionale, al di sopra di ogni aspettativa, siamo riusciti a portare i tempi dei pagamenti a 60 giorni, allineandoci perfettamente agli standard europei. – spiega il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti - Avevamo detto che saremmo arrivati a questo risultato entro il 2015, ma abbiamo fatto molto meglio in meno tempo e abbiamo mantenuto la promessa prima del previsto. Un traguardo che ci rende orgogliosi e che premia i nostri sforzi compiuti per migliorare l’efficienza amministrativa e alleggerire il carico fiscale attraverso un meccanismo virtuoso basato sull’anticipazione di liquidità, prevista dal Dl35 che ha sbloccato 3,2 miliardi nel settore sanitario, e un sistema di pagamento all’avanguardia che, grazie alla fatturazione elettronica, è in grado di azzerare i tempi e un iter burocratico troppo complicato che era causa di errori e ritardi nei pagamenti.

Questa è davvero un’ottima notizia per il settore sanitario e l’intero territorio regionale – conclude Zingaretti - che, passo dopo passo, si lascia alle spalle una situazione drammatica per continuare sulla strada della crescita e dello sviluppo economico e sociale”.

   

NO TAGLI ALLA SPESA? NEL PROSSIMO BIENNIO I CITTADINI PAGHERANNO 10 MILIARDI DI NUOVE TASSE

PIER CARLO PADOAN - MINISTRO ECONOMIA E FINANZE

 NO TAGLI ALLA SPESA? Nel prossimo biennio i cittadini pagheranno 10 miliardi di nuove tasse

Dopo l’informativa di oggi (07 agosto 2014) del ministro Padoan alla Camera, il segretario della CGIA, Giuseppe Bortolussi, ritorna sulla denuncia fatta l’altro ieri: “Dobbiamo sperare nel taglio della spesa pubblica improduttiva, altrimenti nel prossimo biennio pagheremo 10 miliardi di euro di nuove tasse: 3 nel 2015 e altri 7 nel 2016”.

Secondo il Def approvato nella primavera scorsa, infatti, nel triennio 2014-2016 c’è l’impegno del Governo di tagliare a regime la spesa pubblica per un importo di 32 miliardi di euro. Per l’anno in corso, segnalano dalla CGIA, l’obbiettivo è di raggiungere una riduzione delle uscite di 4,5 miliardi di euro.

La situazione diventa ancor più impegnativa per gli anni a venire. Nel 2015 il Governo ha deciso di tagliare la spesa pubblica di 17 miliardi di euro, con un impegno minimo da raggiungere che non potrà essere inferiore ai 4,4 miliardi di euro.

Nel caso il Governo non sia in grado di centrare questo obbiettivo minimo, scatterà la cosiddetta “clausola di salvaguardia”. In altre parole, a fronte del mancato taglio della spesa, i contribuenti saranno chiamati a sopportare un aggravio fiscale di 3 miliardi di euro, a seguito della riduzione delle agevolazioni/detrazioni fiscali e all’aumento delle aliquote, mentre i ministeri dovranno razionalizzare la spesa per un importo di 1,44 miliardi di euro.

Nel 2016 l’impegno sarà ancora più importante. A fronte di una contrazione delle uscite che dovrà salire a 32 miliardi, l’obbiettivo minimo sarà di 7 miliardi di euro, altrimenti scatterà la clausola di salvaguardia per tutti i cittadini, mentre i ministeri dovranno “sforbiciare” le uscite per 1,98 miliardi di euro.

Nel 2017 e 2018 le risorse già impegnate dal taglio della spesa pubblica ammontano rispettivamente a 11,9 e 11,3 miliardi di euro. Il conseguimento di questo risparmio di spesa è garantito, lo ripetiamo, da apposite clausole di salvaguardia, che consistono nel taglio delle risorse a disposizione dei Ministeri, e, in particolar modo, da un aumento della tassazione per i cittadini di 10 miliardi di euro nel 2017 e di altri 10 miliardi di euro nel 2018.

   

LAVORO. CASSA INTEGRAZIONE IN DEROGA: UN DECRETO STABILISCE I NUOVI CRITERI



LAVORO. Cassa integrazione in deroga: un decreto stabilisce i nuovi criteri

Il Governo ha portato a 1,72 miliardi di euro la dotazione per la cassa integrazione in deroga (Cigd), specificando che, rispetto all’anno precedente, è tata aumentata di 310 milioni. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, nei giorni scorsi, ha spiegato che fin da subito sono disponibili 400 milioni di euro. Nel frattempo, il dicastero da lui presieduto, di concerto con il ministero dell’Economia, ha emanato un decreto (1 agosto 2014 n. 83473) con le nuove disposizioni per l’erogazione dei trattamenti.

I destinatari, anzitutto: la Cigd può essere concessa ai lavoratori subordinati (compresi i lavoratori somministrati e gli apprendisti) con qualifica di operai, impiegati e quadri, purché abbiano un’anzianità di servizio presso l’azienda di almeno 12 mesi dal momento dell’attivazione dell’ammortizzatore; i beneficiari, inoltre, devono esser stati sospesi dal lavoro o sottoposti a orario ridotto per interruzione o contrazione dell’attività lavorativa (tali circostanze possono essere determinate da situazioni aziendali dovute ad eventi transitori e non imputabili all’imprenditore o ai lavoratori; dalle condizioni del mercato; da una crisi azienda; da iniziative di ristrutturazione e organizzazione).

Il trattamento, poi, non può in nessun caso essere concesso laddove l’azienda cessi la propria attività (questo perché l’istituto della cassa integrazione è regolato dal principio in base a cui la sua funzione consiste nell’aiutare le imprese che possono sopravvivere a superare le difficoltà, non quelle destinare in ogni caso e chiudere).

Il decreto fa presente, infine, che prima di potere ottenere la Cigd, l’azienda dovrà sfruttare tutti gli strumenti di flessibilità ordinaria, quali la fruizione delle ferie residue.

 

   

PATTO SALUTE, LORENZIN: "UMANIZZAZIONE DELLE CURE E CONTROLLI SEVERI. COSÌ SALVIAMO IL SSN"

BEATRICE LORENZIN - MINISTRO PER LA SALUTE 

 Patto salute, Lorenzin: "Umanizzazione delle cure e controlli severi. Così salviamo il SSN"

Nell’ambito di un convegno organizzato  dal Nuovo Centrodestra, il Ministro della salute Lorenzin ha illustrato il Patto per la salute, discutendone con rappresentanti delle categorie coinvolte.  Per Annarosa Racca, presidente di Federfarma, il Patto offre regole, stabilità e certezze.  “Grazie al riconoscimento della farmacia dei servizi – ha detto – si dà un nuovo ruolo alla farmacia, anche perché le farmacie svolgono un ruolo di supporto al Ssn. Un esempio? La revisione dei ticket. Chi dovrà spiegarlo alla gente? Ci aspettiamo ora che si costruisca finalmente la sanità territoriale. Farmacisti e medici possono fare molto, anche sul fronte del risparmio. Spero che il Patto porti unitarietà al sistema. Così come spero che si dia l’avvio al rinnovo della Convenzione”.

 

   

L’AGENZIA ENTRATE CAMBIA STRATEGIA "CACCIA AI MAXIEVASORI, NON AI PICCOLI"

 
 L’Agenzia Entrate cambia strategia "Caccia ai maxievasori, non ai piccoli"

Con la circolare diffusa dal nuovo direttore, Rossella Orlandi, l’Agenzia sposta l’attenzione dal piccolo evasore e dai piccoli errori formali alle frodi e alle triangolazioni internazionali dei grandi gruppi. I controlli si concentreranno sull’anno più recente, anche per incrementare le somme recuperabili (l’Iva non versata di una società che si è sciolta non è piu’ recuperabile).

   

SANITÀ, LANZILOTTA: “BOCCATA D'OSSIGENO PER PUGLIA, GRAZIE A IMPEGNO MINISTRO"

DOMI LANZILLOTTA - CONSIGLIERE NCD - REGIONE PUGLIA 

 Sanità, Lanzilotta: “Boccata d'ossigeno per Puglia, grazie a impegno ministro"  

“I 180 milioni di euro di incremento del Fondo sanitario regionale per l’anno in corso, chela Puglia ha ottenuto al termine dell’ultima Conferenza Stato-Regioni e che garantisce la piena copertura delle assunzioni previste nel biennio 2014/15 -necessarie e indispensabili per tamponare la grave emergenza esplosa per la carenza generalizzata di personale dopo anni di stop dettati dalla criticità dei bilanci e dalla necessità di un rientro dal deficit-, sono non solo una vittoria per i cittadini pugliesi, dopo anni di sacrifici durissimi e di disservizi generalizzati, ma anche e soprattutto per un Ministro, Beatrice Lorenzin, che senza lanciare proclami sin dal suo insediamento si è rimboccata le maniche e lavorando a fari spenti si è spesa con impegno encomiabile per avviare una vera e propria rivoluzione in un comparto ingessato e pieno di falle. Uno sforzo e un impegno già abbozzato nelle pagine del Patto della Salute appena presentato, che traccia le linee guida del prossimo triennio e risponde pienamente ai principi ispiratori e al senso di responsabilità che caratterizza e guida la presenza del NCD nel governo ”.

Domi Lanzilotta, vicepresidente del gruppo del Nuovo Centrodestra alla Regione Puglia, plaude a “un nuovo corso avviato e improntato al dialogo, alla collaborazione, al confronto nell’interesse delle comunità e dei territori, che hanno reso più agevole il compito dei delegati delle Regioni e di persone valide e capaci come il neo assessore alle Politiche per la Salute Donato Pentassuglia, cui lanciamo la sfida di replicare a livello regionale lo schema seguito a Roma. Gestendo e sfruttando con oculatezza questa importante opportunità nell’esclusivo interesse dei pugliesi, senza cedere a tentazioni pre-elettorali, e operando in base a priorità e necessità fin troppo evidenti” la sua conclusione.
 
   

RIPARTO FSN 2014. ECCO CHI 'PERDE' E CHI 'GUADAGNA' CON I NUOVI PARAMETRI ADOTTATI

 

BEATRICE LORENZIN - MINISTRO PER LA SALUTE 

 Riparto Fsn 2014. Ecco chi 'perde' e chi 'guadagna' con i nuovi parametri adottati
 
06 AGO - Ieri le Regioni hanno approvato all’unanimità il riparto del Fsn 2014, per un totale 107,2 miliardi di euro per la sanità. Per la prima volta, oltre al criterio base della popolazione pesata, è stato considerato l’incremento della popolazione, il riequilibrio e riallineamento alla media pro capite per accorciare gli eventuali gap regionali, l’aumento dei costi su beni calcolati su base Istat e infine quello della premialità. Partendo da questi dati, Angelo Mastrillo, segretario della Conferenza nazionale Corsi i laurea delle professioni sanitarie, facendo alcuni calcoli sulla quota capitaria per persona, ha verificato le differenze che si andranno a registrare nelle disponibilità delle diverse Regioni.

Rispetto ad una media nazionale di 1.806 euro, saranno sei le Regioni che si attesteranno al di sopra di questa soglia: Lazio, Campania, Liguria, Bolzano, Lombardia e Basilicata. Chi andrà più a guadagnare è il Lazio, che, con 1.839 euro di quota capitaria, fa registrare un 'guadagno' di 33 euro rispetto alla media. Tra quelle al di sotto, invece, fanalino di coda è il Friuli Venezia Giulia che con una quota di 1.762 euro vede le sue risorse al di sotto di 44 euro rispetto alla quota media.

Fonte:Quotidianosanità

   

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