Giovedì, 23 Maggio 2013
   
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DEBITI PA: ZANONATO, UNA VERGOGNA


 ROMA, 23 MAG - ''La pubblica amministrazione che non paga e' una vergogna nazionale''.
Lo ha dichiarato il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, all'assemblea di Confindustria. ''Ci attendiamo - ha aggiunto il ministro - un significativo impatto espansivo dall'immissione di liquidita' assicurata dalla definitiva entrata in vigore, entro il prossimo 8 giugno, delle misure sui debiti scaduti della p.a.''.
Su questo fronte, ha concluso, ''il mio impegno e' al fianco delle imprese''.

 

MIULLI, VENDOLA: "LA REGIONE C'È E STA LAVORANDO"

NICHI VENDOLA - GOVERNATORE PUGLIA 

 Miulli, Vendola: "La Regione c'è e sta lavorando"
 
“La Regione c’è e sta approfondendo, attraverso il prezioso e costante lavoro dell’assessore alla Salute Elena Gentile e delle migliori energie dei nostri uffici regionali, tutte le soluzioni possibili perché sia tutelato il diritto al lavoro per i dipendenti dell’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti. La Regione Puglia considera la difesa del bene lavoro, una delle questioni prioritarie delel sue politiche”.

Il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola interviene, rispondendo così anche ad una lettera aperta dei lavoratori, sulla vicenda relativa all’Ente eccelsiastico ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti che, ricordiamo, ha chiesto l’avvio della procedura di concordato in continuità aziendale per una situazione debitoria accumulata nel corso degli anni.
 
 “La gestione degli ospedali ecclesiatici – ha aggiunto Vendola – non differisce sostanzialmente da quella degli ospedali privati ed è pertanto vietato alla Regione di ripianare disavanzi che dunque attengono alle responsabilità di gestione del management dell’azienda. Sul punto, la recente giurisprudenza del Consiglio di Stato è inequivocabile. Ma ciò nonostante, il livello di prestazioni erogate dal Miulli (così come anche dagli altri ospedali ecclesiastici pugliesi) e l’interesse della Regione a tutelare le posizioni delle lavoratrici e dei lavoratori, le loro competenze e le loro profesionalità, impongono alla Regione di svolgere un’attività di grande resposabilità nel tentativo di trovare una soluzione”.

Per Vendola, “il lavoro che si sta svolgendo è un lavoro paziente e complesso e richiede senso di equilibrio e responsabilità da parte di tutti”.

“Le soluzioni sulle quali la Regione sta lavorando – ha continuato Vendola – necessitano di approfondimenti tecnico giuridici perché dovranno essere esaminate e, nel caso, anche approvate dal tribunale fallimentare e dovranno esssere rigorosamente conformi alla legislazione e alle interpretazioni fatte delle recenti sentenze del Consiglio di Stato”.

Il Presidente Vendola ha annunciato che nei prossimi giorni si svolgerà un incontro specifico con i sindacati sulla vicenda Miulli nel corso del quale si potranno trattare ed approfondire tutte le questioni all’ordine del giorno.

“Nel dibattito locale – ha concluso Vendola – emerge la questione della natura pubblica o privata dell’Ente. Si tratta di problemi di ordine giuridico e non politico, sui quali si stanno facendo gli opportuni approfondimenti, che anche qui non potranno eludere le indicazioni giurisprudenziali. E’ chiaro tuttavia che questo tema non modifica di una virgola la questione relativa a chi debba oggi provvedere al ripiano dei debiti. Ripiano che non potrà mai essere a carico del bilanco pubblico regionale, perché in tal modo, inevitabilmente, ricadrebbe sulla fiscalità generale, a danno di tutti i cittadini pugliesi”.

   

ISTAT:DISAGIO ECONOMICO PER 15 MILIONI,AUMENTA DIVARIO TRA SUD E RESTO DEL PAESE

 

 Istat: «Disagio economico per 15 milioni
Un giovane su 4 non lavora né studia:è il dato peggiore d'Europa»

Crolla il potere d'acquisto delle famiglie. Il divario tra il Sud e il resto del Paese continua ad aumentare


   
ROMA - L'Italia ha «la quota più alta d'Europa» di giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano nè studiano. Si tratta dei cosiddetti Neet, arrivati a 2 milioni 250 mila nel 2012, pari al 23,9%, circa uno su quattro. Basti pensare che in un solo anno sono aumentati di quasi 100mila unità. Lo rileva l'Istat nel rapporto annuale. Il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 29 anni tra il 2011 e il 2012 è aumentato di quasi 5 punti percentuali, dal 20,5 al 25,2% (dal 31,4 al 37,3% nel Mezzogiorno); dal 2008 l'incremento è di dieci punti. Sono stati relativamente più colpiti, spiega sempre l'Istat, i giovani con titolo di studio più basso, in modo particolare quanti hanno al massimo la licenza media (+5,2 punti). Il numero di studenti è rimasto sostanzialmente stabile attorno ai 4 milioni (il 41,5% dei 15-29enni; 3 milioni 849 mila nel 2008).

Tra il 2008 e il 2012 i disoccupati sono aumentati di oltre un milione di unità, da 1,69 a 2,74 milioni, ma è cresciuta soprattutto la disoccupazione di lunga durata, ovvero le persone in cerca di lavoro da almeno 12 mesi (+675.000 unità) che ormai rappresentano il 53% del totale (44,4% la media Ue). L'Istat segnala che la durata media della ricerca di lavoro si è portata a 21 mesi nel 2012 con differenze forti tra territori (15 mesi nel Nord e 27 mesi nel Mezzogiorno) e soprattutto per fasce di età con la durata media dell'attesa per le persone in cerca di prima occupazione di 30 mesi.

Ridotta l'inattività. La crescita della disoccupazione si è accompagnata a una marcata riduzione dell'area dell'inattività con più giovani e soprattutto più donne che partecipano al mercato ma anche con meno adulti che vanno in pensione. Il numero di persone potenzialmente impiegabili nel processo produttivo si avvicina ai 6 milioni di individui se ai disoccupati si sommano le forze di lavoro potenziali. Si tratta di 3 milioni e 86 mila individui che si dichiarano disposti a lavorare anche se non cercano oppure sono alla ricerca di lavoro ma non immediatamente disponibili e per questo inclusi tra gli inattivi. All'aumento della disoccupazione è corrisposta la riduzione dell'inattività. La crescita della disoccupazione è dovuta in sei casi su dieci ai lavoratori che hanno perso il posto di lavoro e ne cercano uno nuovo.

Crolla il potere d'acquisto. Nel 2012 «l'incidenza delle imposte correnti sul reddito disponibile delle famiglie è salita al 16,1%», si tratta del livello più alto dal 1990. «Se al prelievo fiscale corrente si aggiungono le altre imposte, rappresentate essenzialmente dall'imu, l'incidenza del prelievo sul reddito disponibile sale al 16,5% con un incremento di 1,3 punti percentuali rispetto al 2011», si spiega nel rapporto. «Considerando i contributi sociali effettivi e figurativi, l'incidenza del carico fiscale e contributivo corrente sul reddito disponibile tocca il 30,3% a fronte - sottolinea l'Istat - del 29,4% del 2011». Insomma, riassume l'istituto, «sale il peso del carico fiscale per le famiglie».

Sono quasi 15 milioni a fine 2012 gli individui in condizione di deprivazione o disagio economico, circa il 25% della popolazione (40% al Sud). In grave disagio sono invece 8,6 milioni di persone, cioè il 14,3%, con un' incidenza più che raddoppiata in 2 anni (6,9% nel 2010). I segnali di disagio sono nove: non poter sostenere spese impreviste, non potersi permettere una settimana di ferie all'anno lontano da casa, avere arretrati per il mutuo, l'affitto, le bollette o per altri debiti come per esempio gli acquisti a rate; non potersi permettere un pasto adeguato ogni due giorni, cioè con proteine della carne o del pesce (o equivalente vegetariano); non poter riscaldare adeguatamente l'abitazione; non potersi permettere una lavatrice; un televisore a colori; un telefono; un'automobile. In particolare, rileva l'Istat, continua a crescere in modo consistente la quota di individui che dichiarano di non potersi permettere un pasto adeguato (16,6%), quota triplicata in due anni. Le persone che affermano di non poter riscaldare adeguatamente l'abitazione (21,1%) sono raddoppiate in due anni e coloro che dichiarano di non potersi permettere una settimana di ferie in un anno rappresentano ormai la metà del totale (50,4% rispetto al 46,7% del 2011). Gli individui che vivono in famiglie che non possono sostenere spese impreviste di un importo relativamente contenuto raggiungono il 41,7% (erano il 38,6% nell'anno precedente).

Il divario tra il Mezzogiorno e il resto del Paese continua ad aumentare anche nel 2012. Nelle regioni del Mezzogiorno la deprivazione materiale, aumentata di oltre tre punti percentuali, colpisce il 40,1% della popolazione, mentre la grave deprivazione, con un aumento di oltre cinque punti, riguarda ormai una persona su quattro (25,1%). Nel 2012 si conferma una tendenza già evidenziata nel 2011: la grave deprivazione materiale comincia a interessare non solo gli individui con i redditi familiari più bassi ma anche coloro che dispongono di redditi mediamente più elevati. Nel 2012, circa il 48% degli individui che cade in condizione di severa deprivazione materiale proviene dal primo quinto di reddito equivalente, ma più di un quarto di essi nell'anno precedente si collocava nei quinti di reddito più elevati (dal terzo in poi).

FONTE:IL MESSAGGERO

   

MICROCREDITO PER IMPRESE COSTITUITE DA MENO DI 5 ANNI

 

 Il Microcredito d'Impresa è lo strumento con cui la Regione Puglia offre alle microimprese pugliesi già operative e non bancabili un finanziamento per la realizzazione di nuovi investimenti. L'iniziativa è attuata da Puglia Sviluppo S.p.A.

CHI PUÒ RICHIEDERE UN FINANZIAMENTO?
L'impresa deve:
•essere costituita da meno di 5 anni e aver emesso la prima fattura almeno 6 mesi prima della domanda preliminare
•avere meno di 10 addetti e non essere partecipata per la maggioranza da altre imprese
•avere una delle seguenti forme giuridiche: ditta individuale, soc. coop., s.n.c., s.a.s., associazione tra professionisti, s.r.l. semplificata
•essere non bancabile, avere quindi tutti i seguenti requisiti:
◦non avere liquidità per più di € 50.000
◦non essere proprietaria di immobili e macchinari per un valore superiore a € 200.000
◦non avere un fatturato annuo superiore a € 120.000
◦non aver beneficiato nell'ultimo anno di finanziamenti superiori a € 30.000


QUALI ATTIVITÀ NON SI POSSONO FINANZIARE?
Il Fondo non finanzia i settori seguenti:
•pesca, agricoltura e zootecnia
•energia, acqua e fogne
•trasporto e magazzinaggio
•alloggio e ristorazione (compresi bar, pasticcerie, rosticcerie, gelaterie, ecc.)
•attività finanziarie, assicurative e immobiliari
•noleggio e leasing operativo
•lotterie, scommesse, case da gioco
•organizzazioni associative
•commercio e intermediazione
Le attività di consulenza e professionali sono ammissibili solo in forma di società o associazione tra professionisti.

COME FUNZIONA IL FINANZIAMENTO?
Importo: da € 5.000 a € 25.000
Durata massima: 60 mesi (più preammortamento di 6 mesi)
Tasso di interesse: fisso, 70% del tasso di riferimento UE (al 1 maggio 2013 il tasso sarebbe stato 0,46%)
Rimborso: in rate mensili costanti posticipate. È possibile, in qualsiasi momento, estinguere il finanziamento
Modalità di rimborso: RID con addebito sul conto corrente.

   

IL PDL INCONTRA I MEDICI DI BASE

FILIPPO ANELLI - PRESIDENTE ORDINE DEI MEDICI DI BARI 

 Il PDL incontra i medici di base  
Una folta delegazione del Gruppo Consiliare PDL alla Regione Puglia (Zullo, Marmo, Friolo, Aloisi, Ruocco, Congedo, Pica, Lospinuso) ha incontrato una delegazione ai massimi livelli delle organizzazioni professionali dei medici e dei pediatri di base (d.ri Filippo Anelli, Giovanni Sportelli, Ermanno Praitano) per una comune verifica delle problematiche complessive del servizio sanitario regionale, soprattutto in correlazione al servizio loro affidato. E’ stato confermato che alla chiusura comunque opportuna di piccole strutture ospedaliere non ha corrisposto la necessaria implementazione dei servizi territoriali, con il risultato che il sistema nel suo complesso non è in grado di garantire i Livelli elementari di assistenza.

A “tenere” è rimasta soprattutto la medicina di base, che potrebbe peraltro contribuire ancora meglio a razionalizzare il sistema stesso, se fosse significativamente incentivato un associazionismo capace di garantire un servizio prolungato e domiciliare, dotato anche di supporto infermieristico e di gestione burocratica adeguati, anche con conseguente, significativo ritorno occupazionale a costi molto contenuti.
Privo com’è peraltro di dotazioni essenziali, il sistema pugliese non può non reggersi sulla mera somministrazione del farmaco, con conseguenti appesantimenti di costi, rispetto ai quali il tetto prefissato ed indifferenziato dei “budgets” è del tutto incompatibile con il buon esercizio della professione medica.
Lamentata la scarsità, se non l’assenza, di investimenti per l’aggiornamento professionale e la grave carenza di ascolto degli operatori da parte delle strutture assessorili, sono state altresì evidenziate ed esaminate le carenze dei servizi di continuità assistenziale e “118”, ad onta della dedizione dei rispettivi operatori.
Denunciata altresì la gravità crescente del fenomeno dell’allungamento delle liste d’attesa, con molte agende addirittura chiuse in palese violazione della legge. Il sistema di medicina generale e di pediatria di libera scelta resta comunque un apparato flessibile ed efficiente su cui si può e si deve investire al fine al tempo stesso di migliorare i servizi e di razionalizzare la spesa.

Il quadro complessivo emerso dall’incontro, che si è concordato di istituzionalizzare a partire da una comune riflessione sul DIEF, denota un quadro allarmante delle condizioni in cui i medici ed i pediatri di base pugliesi devono operare, particolarmente nelle ASL di Bari, Lecce, Foggia e Brindisi. Concludendo l’incontro e sintetizzandone i dati, il Presidente Zullo ha ringraziato i presenti.

 

 

   

CON LA CRISI PERSE 85.000 IMPRESE ARTIGIANE E COMMERCIALI


 Con la crisi perse 85.000 imprese artigiane e commerciali

La crisi, purtroppo, ha colpito duramente anche i lavoratori autonomi. Dal suo inizio (gennaio 2008) ad oggi (l’ultimo dato disponibile è riferito al 31 marzo 2013) abbiamo perso quasi 85.500 unità imprenditoriali costituite da artigiani e da piccoli commercianti. I numeri sono stati elaborati dalla CGIA di Mestre su dati Infocamere-Movimprese. Se all’inizio della crisi questi due settori contavano complessivamente quasi 2.369.000 aziende, cinque anni dopo si sono attestate poco sopra i 2.283.000 unità. Tra gli artigiani, in particolar modo, si è registrata una vera e propria ecatombe: tra le 85.500 imprese che non ci sono più, ben 77.670 (pari al 90,9%) erano imprese artigianali. Nell’ultimo trimestre la moria è continuata ad aumentare: tra il 31 dicembre dell’anno scorso e il 31 marzo di quest’anno ci ritroviamo con 27.800 imprese in meno.
 

“I lavoratori autonomi – segnala Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre – una volta chiusa l’attività si trovano per strada. A differenza dei lavoratori dipendenti, gli artigiani e i commercianti non possono usufruire di nessun ammortizzatore sociale. La cassa integrazione – sia essa in deroga, ordinaria o straordinaria – piuttosto che la mobilità sono istituti dati in esclusiva ai lavoratori dipendenti. Per chi possiede una partite Iva, invece, una volta chiusa l’attività si apre da subito l’inferno della disoccupazione“.

 
Nonostante i dati della nati-mortalità riferita al totale delle aziende presenti in Italia continua essere positivo (al 31-12-2012 il saldo è stato pari a +18.911), il problema rimane la disoccupazione che, purtroppo, continua a crescere. Ciò vuol dire che a chiudere sono le realtà imprenditoriali strutturate e con dipendenti, mentre ad aprire sono, in buona parte, micro aziende costituite quasi esclusivamente dal titolare.
 

“La contrazione del numero delle piccole attività artigianali/commerciali – conclude Bortolussi – va ricercata anche nella forte contrazione registrata in questi ultimi anni dai consumi delle famiglie. Queste attività imprenditoriali vivono quasi esclusivamente della domanda interna. Se quest’ultima crolla molte attività sono destinate alla chiusura. Per questo auspichiamo che il Governo scongiuri l’aumento dell’Iva previsto per il prossimo mese di luglio. Se non dovesse essere così, le saracinesche che nei prossimi anni resteranno abbassate per sempre continueranno ad aumentare in maniera preoccupante“.
 
 

   

D’AMBROSIO LETTIERI (PDL): “PRESENTATO DDL IN MATERIA DI FORMAZIONE SPECIALISTICA IN MEDICINA GENERALE”

LUIGI D'AMBROSIO LETTIERI -  SENATORE PDL

 “Garantire un modello sanitario universalistico nel rispetto dei principi di solidarietà ed equità e nel segno della responsabilità significa anche ridare dignità alle professioni sanitarie e a quella medica in particolare, a cominciare dalle nuove generazioni che rappresentano il futuro e la sopravvivenza stessa del nostro sistema sanitario nazionale. Accesso alla professione medica e iter formativo ed occupazionale sono i punti nodali da affrontare e riformare in modo da sottrarre un settore così delicato ad un destino amaro cui non possiamo rassegnarci e che vede crescere il progressivo impoverimento del sistema con una vera e propria emorragia di risorse umane con specifiche professionalità che cerca all’estero quel che non trova in Italia. La politica ha il dovere di dare risposte e per questo ho chiesto al Governo di far entrare nell’agenda anche il tema sensibile della Sanità e della riforma del sistema a 360 gradi”. In quest’ottica il senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri (Pdl), a margine della manifestazione “Giovani Medici Day”, ha annunciato la presentazione, insieme ai senatori Andrea Mandelli (Pdl) e Piero Aiello (Pdl), di un Disegno di legge che prevede nuove disposizioni in materia di formazione specialistica in medicina generale.

   

ZULLO: “MIULLI, SITUAZIONE CRITICA MA RECUPERABILE, I PROCLAMI NON AIUTANO”

IGNAZIO ZULLO - CAPOGRUPPO PDL - REGIONE PUGLIA 

 Zullo: “Miulli, situazione critica ma recuperabile, i proclami non aiutano”  
Nota del capogruppo PdL alla Regione Puglia, Ignazio Zullo.
"Non si può nascondere la criticità gestionale dell’Ospedale Miulli, fiore all’occhiello della sanità pugliese e vanto del nostro territorio, ma non è con i proclami che si possono trovare soluzioni che passano attraverso interventi legislativi, amministrativi, di bilancio e di riorganizzazione dell’intero SSR. Occorre distinguere tra soluzioni e rimedi di breve termine da quelle di medio-lungo termine.
Oggi è incombente il rischio della sopravvivenza perché è deficitaria la struttura dei conti per una mancata corrispondenza tra costi e ricavi indispensabile per garantire le attività per l’anno 2013. In questo va vista l’azione del PDL, tesa a rimodellare il tetto di spesa in modo da ritrovare un giusto equilibrio tra volume di attività di cui beneficia la Regione e la collettività pugliese, con il sudore dei lavoratori ed equa remunerazione di quel lavoro che non può non tener conto delle voci stipendiali derivanti dai contratti nazionali.
In assenza di una presa di coscienza delle necessità impellenti del momento, si rischia di pensare a soluzioni di medio e lungo periodo che potrebbero intervenire quando ormai il Miulli sarà collassato e quindi facile preda di poteri forti. A meno che non sia una strategia ben studiata per indebolire i nostri gioielli anno dopo anno per alimentare appetiti famelici di potenti investitori
Noi del Gruppo PDL alla Regione saremo in guardia, ma vorrei che sia in guardia tutto il tessuto politico e sociale del territorio e il mondo dei lavoratori, sulla necessità di non rincorrere proclami che spingono sull’emotività del momento.
Sull’emotività spinge sempre Vendola quando promette; quanta emotività positiva alimentava quando prometteva eliminazione dei ticket e delle liste di attesa, acqua gratis, apertura di ospedali, raccolta differenziata al 65%, efficienza degli impianti di depurazione e così via, salvo poi rimanere delusi in una Puglia con sanità allo sfascio, degrado ambientale con aumenti di tassazione rifiuti, Patto di stabilità penalizzante, super ticket e super tasse, acqua più salata (nel costo), agricoltura abbandonata, disoccupazione, crisi delle imprese e..mi fermo qui.
Ulisse non si fece incantare dal canto delle sirene, tenne dritta la barra e la schiena, ora tocca a noi non lasciarci più tentare dalla poesia di Vendola".

 

   

ANNO 2013:SCENDONO MA DI POCO I PAGAMENTI PA

GIUSEPPE BORTOLUSSI - SEGRETARIO GENERALE CGIA DI MESTRE 

 Scendono i tempi di pagamento della P.A.

Pagamenti della Pubblica Amministrazione

 

Pur continuando ad essere il peggior pagatore d’Europa, in questi primi mesi del 2013 lo Stato italiano e le sue Autonomie locali hanno ridotto di 10 giorni i tempi di pagamento nei confronti dei propri fornitori. Se l’anno scorso le fatture venivano saldate mediamente dopo 180 giorni, quest’anno, stando all’elaborazione della CGIA di Mestre su dati presentati nei giorni scorsi da Intrum Justitia, i fornitori devono attendere 10 giorni in meno, cioè 170. Solo la Grecia, che nella graduatoria generale è al penultimo posto, ha fatto meglio di noi: per l’anno in corso ha accorciato i tempi di pagamento di 15 giorni.

 

Quali le cause della contrazione avvenuta in Italia ?


 

“Vuoi per gli effetti della nuova legge nazionale entrata in vigore dal primo gennaio di quest’anno che ha recepito la Direttiva europea contro i ritardi dei pagamenti, vuoi perché nel Paese si è diffusa una certa sensibilità nei confronti di questo problema – dichiara Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA - sta di fatto che la Pa italiana paga i propri fornitori con maggiore celerità. Questa è un’inversione di tendenza importante, ma non ancora sufficiente, visto che rimaniamo fanalino di coda a livello europeo. Se in questo ambito le Pubbliche amministrazioni di Grecia e di Cipro continuano ad essere più efficienti della nostra, vuol dire che il lavoro da fare è ancora molto“.

 

Nonostante il buon risultato ottenuto quest’anno, sottolinea la CGIA, rimane il fatto che rispetto alla media Europea scontiamo un gap ancora abissale. Se, come dicevamo più sopra, la nostra Pa salda le fatture mediamente dopo 170 giorni, la media europea è di soli 61 giorni (- 5 rispetto al 2012). Si pensi che la Pa francese onora i suoi impegni a 60 giorni, quella inglese a 41 giorni e quella tedesca a 36.

 
Pagamenti delle strutture sanitarie pubbliche


 

La riduzione dei tempi di pagamento della Pa italiana trova conferma anche nella sanità che storicamente è uno dei settori dove i ritardi, soprattutto al Sud, sono spaventosi. Ancora adesso il pagamento medio a livello nazionale avviene dopo 284 giorni. Nel 2013, sempre secondo un’elaborazione della CGIA questa volta su dati Assobiomedica, i tempi di pagamento delle strutture sanitarie pubbliche, con riferimento alle forniture di dispositivi medici, si sono accorciati a livello nazionale di 14 giorni, con punte di – 83 in Campania, di -41 in Sardegna, di -40 in Calabria e di -32 in Puglia.

 

Pagamenti dei committenti privati

 

Nelle transazioni commerciali tra imprese private, invece, la situazione rimane immutata. Anche in questi primi mesi del 2013 i committenti pagano i propri subfornitori a 96 giorni, mentre in Francia i giorni di calendario necessari per essere saldati sono scesi a 55, nel Regno Unito a 41 e in Germania a 34. La media europea è di 49 giorni (- 3 rispetto al 2012).

 

“Nelle transazioni commerciali tra imprese private – conclude Bortolussi – la nuova legge nazionale ha concesso una maggiore elasticità rispetto ai rapporti che intercorrono tra un’azienda privata e la Pa. Dal primo gennaio 2013 le scadenze di pagamento oltre i 60 giorni devono essere fissate espressamente e provate per iscritto purché non siano gravemente inique per il creditore, pena la loro nullità. Il maggiore potere negoziale del committente e la paura di perdere le commesse hanno indotto molti fornitori ad accettare le condizioni imposte dai loro partner commerciali, che prediligono pagare ancora adesso e con tempi medi non inferiori a 96 giorni”.
 

 
   

SANITÀ PUGLIESE SANERÀ DEBITO A RATE IN 30 ANNI

GIUSEPPE MARCHITELLI - PRESIDENTE AFORP (Associazione piccole e medie imprese Sanità)

 BARI - Il Ragioniere dello Stato: otto regioni in rosso più della Puglia. La sanità pugliese fuori dal tunnel. In attesa di ufficializzazione, ecco i dati aggiornati del cosiddetto tavolo «Massicci» che fissa il disavanzo accumulato dalle Regioni sul capitolo Sanità alla data del 9 aprile 2013. Il governo nazionale ha ripartito in totale 5 miliardi di euro, fissando le quote riservate a ciascun territorio come anticipo sui fondi destinati al ripiano delle perdite. Dato un disavanzo complessivo del sistema sanitario italiano pari a circa 23 miliardi e 500mila euro, restano da coprire oltre 18 miliardi. Per rientrare di queste cifre si fa sempre più insistente la voce in base alla quale si starebbe arrivando a un’ipotesi di accordo incentrato sulla «rateizzazione» trentennale.

Alla Puglia, regione che ha accumulato dal 2001 al 2011 298 milioni di perdite consolidate - cui si aggiungono i 292 milioni di euro per mancati trasferimenti al servizio sanitario per spesa corrente o per ripianare le perdite di esercizio - spettano 146 milioni e 678mila euro. Le perdite rimanenti dovrebbero essere ammortizzate accantonando una quota fissa di circa sette milioni di euro all’anno. Un sacrificio «relativo» se paragonato a quelli imposti dalle regole di un rigidissimo e inflessibile piano di rientro imposto dal governo nazionale e che, in questi ultimi anni, ha fatto balzare la Puglia in vetta alle classifiche delle regioni sotto strettissima osservazione.

   

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