Associazione Fornitori Ospedalieri Regione Puglia

Rapporto Rbm-Censis: un italiano su tre è costretto a pagare la sanità di tasca propria

 

 

(IlSole24Ore Sanità) – Un italiano su tre è costretto a rivolgersi alla sanità privata per avere una prestazione che il Servizio sanitario nazionale non riesce a svolgere nei modi e nei tempi richiesti. E’ quanto emerge dal dal IX Rapporto Rbm-Censis sulla Sanità pubblica, privata e intermediata, presentato oggi al Welfare Day 2019. “Sono 19,6 milioni i forzati della sanità a pagamento- sottolinea Marco Vecchietti, amministratore delegato di Rbm Assicurazione Salute -, costretti a pagare di tasca propria per ottenere prestazioni essenziali prescritte dal medico, almeno una prestazione sanitaria all’anno e di questi circa il 50% appartiene alle categorie sociali più fragili, come gli anziani e malati cronici”.

Secondo lo studio la spesa sanitaria privata media per famiglia è pari a 1.522 euro (+ 2,97% dal 2017), quella pro capite è di 691,84 euro (+ 12,33% 2017). Mentre aumenta dal 10, 54% al 27, 4% la necessità di finanziare le spese sanitarie attraverso prestiti e crediti al consumo. “Raddoppiare il diritto alla salute degli italiani – aggiunge Vecchietti – istituzionalizzando la sanità integrativa, è una priorità ormai improcrastinabile e per farlo serve un secondo pilastro sanitario aperto che si affianchi al Ssn”.

Secondo Vecchietti i dati della ricerca Rbm-Censis parlano chiaro: considerando le visite specialistiche, su 100 tentativi di prenotazione nel Servizio Sanitario di visite ginecologiche sono 51,7 quelli che transitano nella sanità a pagamento, 45,7 le visite oculistiche, 38,2 quelle dermatologiche e 37,5 le visite ortopediche; tra gli accertamenti diagnostici, su 100 tentativi di prenotazione nel Servizio sanitario, transitano nel privato 30,1 ecografie, 27,4 elettrocardiogrammi, 26,3 risonanze magnetiche e 25,7 RX.

In 28 casi su 100 i cittadini, visto che i tempi d’attesa sono eccessivi o trovate le liste chiuse, hanno scelto di effettuare le prestazioni a pagamento (il 22,6% nel Nord-Ovest, il 20,7% nel Nord-Est, il 31,6% al Centro e il 33,2% al Sud). Transitano nella sanità a pagamento il 36,7% dei tentativi falliti di prenotare visite specialistiche (il 39,2% al Centro e il 42,4% al Sud) e il 24,8% dei tentativi di prenotazione di accertamenti diagnostici (il 30,7% al Centro e il 29,2% al Sud). I Lea, a cui si ha diritto sulla carta, in realtà sono in gran parte negati a causa delle difficoltà di accesso alla sanità pubblica. Nell’ultimo anno il 44% degli italiani si è rivolto direttamente al privato per ottenere almeno una prestazione sanitaria, senza nemmeno tentare di prenotare nel sistema pubblico. È capitato al 38% delle persone con redditi bassi e al 50,7% di chi ha redditi alti.

La spesa sanitaria privata si attesta oggi a 37,3 miliardi di euro e si stima nel 2019 possa arrivare appena al di sotto di 42 mld di euro: +7,3% dal 2014 a causa soprattutto dell’allungamento dei tempi delle liste d’attesa che, a dispetto dei tentativi di riduzione avviati, raggiungono in determinati casi durate non compatibili con i Lea. Nel 2019 le prestazioni sanitarie pagate di tasca propria dagli assistiti passeranno da 95 alla cifra record di 155 milioni.

Lunghe o bloccate le liste d’attesa sono invalicabili. In media, 128 giorni d’attesa per una visita endocrinologica, 114 giorni per una diabetologica, 65 giorni per una oncologica, 58 giorni per una neurologica, 57 giorni per una gastroenterologica, 56 giorni per una visita oculistica. Tra gli accertamenti diagnostici, in media 97 giorni d’attesa per effettuare una mammografia, 75 giorni per una colonscopia, 71 giorni per una densitometria ossea, 49 giorni per una gastroscopia.

Ma tra il 2013 ed il 2018 a fronte di una crescita del + 9,9% della spesa sanitaria privata la spesa sanitaria “intermediata” dalla sanità integrativa è cresciuta dello 0,5%. Eppure, sottolinea la ricerca Rbm-Censis “se un cittadino finanzia l’85% delle cure private aderendo ad una forma sanitaria integrativa l’ammontare da pagare di tasca propria per le medesime cure scende al 33% perché quasi 2/3 della spesa sono rimborsati dalla polizza sanitaria”. Significativo anche l’aiuto fornito dalle polizze sanitarie per l’odontoiatria: se in media il costo a carico del cittadino è in media pari all’81,2% con la Sanità Integrativa il costo da pagare scende a poco più del 35% grazie ad un rimborso da parte della polizza sanitaria di oltre il 60% della spesa.

“La sanità integrativa, fondi e polizze sanitarie – conclude Vecchietti – sono in grado di garantire un aiuto concreto ai cittadini ed alle famiglie italiane di fonte al costante innalzamento dei bisogni di cura ed alla necessità di pagare una quota delle cure sempre maggiore di tasca propria. Un sistema che nei numeri dimostra di funzionare piuttosto bene per chi lo ha già. A questo punto sarebbe normale immaginare a politiche da parte del Governo di supporto alla diffusione di questa importante tutela sociale aggiuntiva”.