Associazione Fornitori Ospedalieri Regione Puglia

Pil negativo nel terzo trimestre

Salvini e Di Maio al Quirinale (combo)

 

Situazione più grave del previsto. Tra luglio e settembre l’economia italiana è arretrata dello 0,1 per cento.

 

 

 

Situazione più grave del previsto. L’Istat corregge al ribasso il dato sulla crescita italiana nel terzo trimestre. E la conclusione è che la nostra economia non solo si è fermata, è addirittura arretrata. Cresce dunque l’allarme recessione, che viene sancita da due trimestri consecutivi caratterizzati da Pil in contrazione.

In base a quanto comunicato oggi dall’Istat, nel terzo trimestre del 2018 il prodotto interno lordo, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,1 per cento rispetto al trimestre precedente ed è aumentato dello 0,7 per cento nei confronti del terzo trimestre del 2017. La variazione acquisita per il 2018, precisa l’istituto di statistica, è pari a +0,9 per cento.

Rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna registrano diminuzioni, con una riduzione dello 0,1 per cento dei consumi finali nazionali e dell’1,1 per cento degli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono invece cresciute rispettivamente dello 0,8 per cento e dell’1,1 per cento.

La domanda nazionale al netto delle scorte ha sottratto 0,3 punti percentuali alla crescita del Pil, con un contributo nullo per i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private (ISP) e per la spesa delle Amministrazioni Pubbliche (AP) e negativo per 0,2 punti percentuali per gli investimenti fissi lordi. La variazione delle scorte ha fornito un contribuito nullo alla variazione del Pil, mentre l’apporto della domanda estera netta è risultato positivo per 0,1 punti percentuali.

Dal lato dell’offerta di beni e servizi, l’Istat registra un andamento congiunturale positivo soltanto per il valore aggiunto dell’agricoltura, cresciuto dell’1,6 per cento, mentre quelli dell’industria e dei servizi sono diminuiti, rispettivamente, dello 0,1 e dello 0,2 per cento.