Associazione Fornitori Ospedalieri Regione Puglia

Nasce a Firenze l’idea di una Consulta permanente delle Professioni sanitarie

La proposta della Fnomceo. «È giunto il momento – sottolinea il presidente Anelli – di lasciarci alla spalle un periodo di conflittualità fra le professioni, per affrontare una modalità nuova e costruttiva che trovi nel team, nella sinergia, la maniera più efficace di tutelare il diritto alla salute dei cittadini».

 

Una Consulta permanente delle Professioni sanitarie, da istituirsi presso il Ministero della Salute, e che collabori al fine di un miglioramento della qualità dell’assistenza da garantire ai cittadini.

 

A proporla al Ministro della Salute Roberto Speranza – intervenuto all’incontro “La professione medica e la sinergia con le altri Professioni sanitarie”, organizzato nell’ambito della prima giornata del quattordicesimo Forum Risk management, in corso a Firenze -, il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli. «Chiediamo al Governo di istituire una Consulta permanente delle professioni sanitarie – ha affermato Anelli -.

 

Questo ci permetterebbe di svolgere al meglio la nostra funzione di sussidiarietà a garanzia del diritto alla salute dei cittadini.

 

È giunto il momento di lasciarci alla spalle un periodo di conflittualità fra le professioni, per affrontare una modalità nuova e costruttiva che trovi nel team, nella sinergia, la maniera più efficace di tutelare il diritto alla salute dei cittadini».

 

E, dalla programmazione all’organizzazione, dai contenuti alla qualità e all’integrazione dei profili e dei servizi da assicurare, molti sarebbero i compiti della Consulta. «I profili professionali devono essere uniformi sul territorio nazionale – ha continuato Anelli -.

 

È necessario assicurare l’integrazione e l’interdipendenza virtuosa dei diversi profili e delle peculiari competenze professionali che concorrono all’ottimale organizzazione dei servizi assistenziali da garantire ai cittadini in maniera uniforme e omogenea sul territorio nazionale».

 

«Condizione necessaria è una formazione uniforme, che segua programmi omogenei sul piano nazionale e definiti in relazione alle rispettive competenze e funzioni, senza sovrapposizioni tra le diverse professioni – ha aggiunto ancora -.

 

Altrettanto imprescindibile è garantire la omogeneità in termini di diritti, garanzie, responsabilità, funzioni e retribuzioni delle professioni sanitarie attraverso la definizione di contratti collettivi di lavoro nazionali di categoria uniformi su tutto il territorio dello stato».

 

Un’uniformità e un’uguaglianza di diritti per i professionisti che costituiscono il reticolato su cui si appoggia l’uguaglianza dei diritti dei cittadini, che i professionisti sono chiamati a garantire. «L’articolo 3 della nostra Costituzione dispone che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali – ha concluso Anelli -.

 

Sono le stesse parole che noi medici ripetiamo nel nostro Giuramento, e che ritroviamo poi all’articolo 3 del nostro Codice di Deontologia».

 

«Il programma fondamentale ce lo hanno dato i padri costituenti, l’articolo 32 della nostra Costituzione – ha affermato il Ministro della Salute Roberto Speranza -. Potente, luminoso, che ci indica la strada.

 

Poche parole ma ciascuna pesata, discussa: la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo, come interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti.

 

Si è scelto il termine “individuo”, non lavoratore o cittadino, che avrebbero indicato una parzialità. Individuo significa essere umano. Questa è l’idea di fondo dell’universalità del nostro servizio nazionale.

Significa che se un essere umano ha bisogno di cure non conta quanti soldi hai, il colore della pelle, dove sei nato: hai un diritto sacrosanto a essere curato.

 

Questa è l’Italia di cui dobbiamo essere orgogliosi.

 

Io voglio difendere il Ssn perché penso che sia una pietra preziosa che i nostri Padri ci hanno consegnato e che è ancora in qualche modo un progetto, perché quelle parole ci dicono dove dobbiamo andare ma non fotografano la realtà di oggi che è molto più complessa ed è piena di cose che dobbiamo affrontare.

 

Dobbiamo fare una a battaglia culturale per far capire a tutti che ogni euro che si mette sul comparto salute non può essere solo spesa pubblica ma uno straordinario investimento sulla vita delle persone».