Associazione Fornitori Ospedalieri Regione Puglia

La Facoltà di Medicina è a numero chiuso, un numero troppo basso

 

(Doctor 33)  – La Facoltà di Medicina è a numero chiuso, peraltro un numero troppo basso». La frase di Vito Pappalepore segretario Fimmg di Milano sul tema delle carenze dei medici di famiglia, rilasciata al portale Milano-Tomorrow, sembra riaprire un dibattito sopito dal 1997 anno d’introduzione del numero programmato a Medicina con tanto di test d’accesso. Da allora la Federazione degli Ordini – prima a “guida” Fimmg con Aldo Pagni e Giuseppe Del Barone, quindi a guida “ospedaliera” con Amedeo Bianco (Anaao)- ha difeso il tetto, con l’argomentazione secondo cui solo tre quarti dei neolaureati trova sbocco in medicina generale o in ospedale, il resto è precario. Ma tra ora e il 2028 solo sul territorio andranno via, si prevede, 33 mila medici causa pensione.

La pletora degli anni scorsi lascia il passo al deserto. «I dati Enpam sui medici di famiglia e ospedalieri lo dicono», afferma Pappalepore. «Gli anni ’50 sono stati quelli del boom di nascite, nel 1968 è stata allargata la possibilità di accedere a Medicina. Il numero di medici negli anni ’70 e ’80 era elevato, commisurato alla popolazione. Ma nei prossimi anni il 40% andrà in pensione e non c’è ricambio.

Se anche oggi si aprisse di più il corso di formazione specifica, ci vorrebbero tre anni prima di avere i nuovi medici di famiglia. Come Fimmg, chiediamo di snellire la procedura per diventare Mmg».

 

 

Sull’immatricolazione a Medicina, Pappalepore non dice di abolire il test, ma di allargare il numero programmato: «Se oggi entrano 10 mila si dovrebbe pensare a qualche migliaio in più. Ma attenzione, una modifica altrettanto urgente va prevista aumentando le borse del corso di formazione, poche e poco appetibili: si alzi il numero dei tirocinanti e dagli 800 euro attuali di retribuzione si arrivi ai 1600 degli specializzandi», dice Pappalepore a DoctorNews. E ricorda il passo avanti nella nuova convenzione che consente di far domanda d’inserimento in graduatoria anche a chi non ha finito il triennio -ad esempio se si devono recuperare mesi di malattia o gravidanza – con un risparmio medio di 12 mesi nel conseguire una zona carente.

 

Anche il solo allargamento “controllato” del numero programmato è proposta controcorrente: negli ultimi anni Fnomceo con il Ministero della Salute ha premuto per massimo 8 mila ingressi contro 12 mila chiesti dalle Regioni. Il centro studi Anaao Assomed ha ricordato che il numero è già “aperto”, in quanto ai 10 mila studenti immatricolati/anno vanno aggiunti 9.000 ammessi in base ai ricorsi presentati al Tar sul 2013-14 e 2014-15. Più 15 mila precari.

Di recente Pierino di Silverio (osservatorio giovani Fnomceo, Anaao Assomed) ha evocato a DoctorNews addirittura un momentaneo decremento delle immatricolazioni da 8-10 mila a 6-8 mila a fronte diun incremento da 6 mila a 8.500 posti specialità annui. In controtendenza, il Presidente Enpam Alberto Oliveti alla recente 13ma conferenza della Fondazione Gimbe a Bologna ha detto: «In un sistema sanitario dove ci si pone il problema di una corretta integrazione pubblico-privato ha senso calibrare i nuovi medici sulle esigenze solo del Ssn o non dobbiamo dare al privato il fondamentale ruolo d’impresa che riveste?» Parole che arrivano in parallelo con novità allarmanti da Emilia Romagna e persino Campania.

Nove consiglieri emiliani della Lega segnalano tra i Mmg su 127 posti liberi 39 non assegnati e in continuità assistenziale 283 vacanze su 293 e chiedono alla Giunta se intenda risolvere il problema solo con contratti a tempo determinato di 6 mesi. Dalla Campania il segretario Fimmg Silvestro Scotti replica indirettamente al segretario Smi Napoli 1 Ernesto Esposito che ricordava come con 4592 medici in attesa la graduatoria regionale Mg sia ancora bella “piena”. «Nell’elenco ci sono sì 4714 iscritti, potenzialmente interessati a incarichi, ma con un’età media di 55,83 anni che nel giro di un lustro raggiungeranno i 60.

Un normale sistema di ricambio generazionale dovrebbe prevedere l’inserimento di medici con almeno 30 anni di attività da svolgere. Un’analisi più approfondita, cioè senza il confronto con graduatorie precedenti, riduce i medici a 1563 con una media di età di 52,54 anni.

Se da questa graduatoria eliminiamo medici con incarichi in emergenza territoriale e continuità assistenziale o fuori regione, si scende sotto le 700 unità ma per il prossimo quinquennio in Campania serviranno solo per il ruolo di medici di famiglia circa 2000 colleghi».

 

 

Mauro Miserendino