Associazione Fornitori Ospedalieri Regione Puglia

I medici più empatici di Italia, due su 4 sono pugliesi

 

Palma Fedele di Brindisi ed Emanuela Garasto di Bari insignite con il riconoscimento al Laudato Medico.

 

anno ricevuto a Milano il ‘Riconoscimento Umberto Veronesi al Laudato Medico’ i quattro specialisti per la cura del tumore al seno più segnalati dalle pazienti italiane per umanità ed empatia. Due su 4 sono pugliesi. Il premio, alla sua terza edizione, viene assegnato da Europa Donna Italia. Quest’anno sono state ben 4.968 le segnalazioni delle pazienti, il 43% in più della prima edizione. Divisi in quattro categorie – oncologo, chirurgo, radioterapista e radiologo – i più segnalati sono risultati Palma Fedele dell’Ospedale Antonio Perrino di Brindisi, Giuseppe Di Martino dell’Asp Caltanissetta-Ospedale Vittorio Emanuele di Gela, Simona Cristallini, dell’Ospedale San Luca di Lucca ed Emanuela Garasto dell’Ospedale San Paolo di Bari. “Questo progetto – dichiara Rosanna D’Antona, presidente Europa Donna Italia – risponde alla necessità delle pazienti di evidenziare la buona pratica nei loro medici, e della classe medica di essere sensibilizzata sull’importanza di curare anche la componente umana con il dialogo e l’ascolto”. Creare da subito un buon rapporto con il paziente, entrando in empatia con lui “è fondamentale – afferma Paolo Veronesi, presidente Fondazione Umberto Veronesi – La prima cosa da fare è ascoltarlo, attraverso domande mirate, senza essere pressante, per instaurare un dialogo sereno”. Il comportamento empatico attiva infatti meccanismi benefici. Per identificare e valutare i bisogni dei pazienti oncologici è stato avviato da circa dieci anni il progetto HuCare (Humanization in Cancer Care), il cui obiettivo è insegnare al personale sanitario come comunicare e interagire con il malato e intervenire con precise strategie per ridurre i bisogni. Nella seconda fase dello studio, con la collaborazione dell’Istituto di Oncologia di Cremona e l’Ospedale di Parma, sono stati applicati concretamente gli interventi, ottenendo un miglioramento del 20% nella qualità di vita dei pazienti e una riduzione dei bisogni economici, sanitari, psicologici e sociali.