Associazione Fornitori Ospedalieri Regione Puglia

Fiaso: in cinque anni 11.800 medici in fuga dal Servizio sanitario nazionale

 

 

(ILSOLE24ORE) – In Italia lavorano più medici rispetto alla media degli altri paesi europei con sistemi sanitari assimilabili al nostro, ma uno su due ha superato i 55 anni di età, contro il 10% del Regno Unito, il 20% o poco più di Olanda e Spagna. Francia e Germania si collocano al secondo e terzo posto per numero di medici in attività ma le percentuale di professionisti con i capelli bianchi si ferma al 40%. Risultato: nei prossimi cinque anni, tra uscite dal lavoro dei baby boomer in camice bianco e numero contingentato di nuovi specialisti, al Sistema sanitario nazionale mancheranno all’appello 11.800 dottori.

A delineare il quadro è un report del Laboratorio Fiaso sulle politiche del personale presentato oggi in occasione dell’Assemblea annuale della Federazione delle aziende sanitarie pubbliche. « Le uscite anticipate dei medici dal servizio pubblico hanno varie ragioni, come la paura dell’innovazione organizzativa e tecnologica e di veder cambiare in peggio le regole del pensionamento, oppure – spiega il presidente Fiaso, Francesco Ripa di Meana – il dimezzamento necessario dei posti di primario, che ha finito per demotivare tanti medici a proseguire una carriera oramai senza più sbocchi». Un trend, secondo Fiaso, che determinerà un abbandono del posto pubblico in favore di quello privato in un caso su tre. A questi si aggiungerà, inoltre, chi accetterà il prepensionamento perché, ormai, è diventato un miraggio l’avanzamento di carriera.

Le specialità mediche con più carenze di organico
Le criticità variano comunque da una specialità all’altra. Nei prossimi otto anni ad esempio i medici dei servizi sanitari di base si estingueranno, mentre gli igienisti si ridurranno del 93% e i patologi clinici dell’81%. Internisti, chirurghi, psichiatri, nefrologi e riabilitatori si ridurranno a loro volta di oltre la metà, anche se il maggior numero di cessazioni dal lavoro in termini assoluti si avrà tra gli anestesisti, che lasceranno in 4.715 da qui al 2025.

Anche se poi non sempre questi numeri corrispondono alle criticità segnalate dalle Aziende sanitarie, che in cima alla lista delle specialità mediche con carenze di organico più critiche mettono nell’ordine anestesia, medicina e chirurgia d’urgenza e pediatria, che pure figura nella parte bassa della classifica per cessazioni in numeri assoluti. Questo perché evidentemente il tasso di ricambio dei pediatri ospedalieri è ancora più basso che in altre specialità. Probabilmente per la tendenza dei giovani specializzati ad optare per la professione in regime di convenzione, anziché di dipendenza.

I problemi “in entrata”
Se un medico su tre lascia il servizio pubblico per motivi diversi dai sopraggiunti limiti di età, uno specializzato su quattro, secondo Fiaso, opta anche lui per altro, come il lavoro nel privato, in convenzione o magari all’estero. Questo, più i contratti di specializzazione contingentati, crea un gap crescente dal 2017 in poi tra medici neo-specializzati e medici che lasciano il posto. Gli 11.800 medici in usciti creeranno un gap maggiore nell’Igiene pubblica (- 2.670), nella medicina interna (-1.638), nella medicina d’urgenza (-1.080) e nella chirurgia generale (-1.039).

Ma la soluzione del problema non sembra tanto, come da più parti auspicato, nell’ampliare il numero di accessi alle scuole di specializzazione. A ben vedere infatti i giovani laureati in medicina coprono infatti già oggi a malapena i posti messi a disposizione per le specializzazioni se a questi si aggiungono i circa mille per la formazione dei medici di medicina generale. E abbattendo il numero chiuso nelle Facoltà di medicina bisognerebbe attendere 9-10 anni per vederne gli effetti in termini di reali disponibilità in organico.

Le proposte Fiaso per uscire dall’emergenza

«I numeri forniti dallo studio -sottolinea Ripa di Meana – più che un segnale di allarme devono rappresentare uno stimolo al cambiamento delle politiche del personale e all’innovazione dei modelli organizzativi. Ad esempio valorizzando maggiormente figure della dirigenza, inclusa quella proveniente dal comparto». «O ancora -conclude il presidente Fiaso – modelli di integrazione tra pediatri e medici di medicina generale da un lato e ospedalieri dall’altro. Oppure potenziando il raccordo tra specialisti ambulatoriali e gli stessi medici ospedalieri coinvolti in nuovi percorsi di carriera che valorizzino le professionalità. Innovazioni già in atto in molte nostre Aziende e che insieme alle altre elencate nelle conclusioni dello studio possono trasformare in opportunità di miglioramento dei servizi la criticità del fabbisogno di medici nel nostro Paese».

Il lungo elenco di proposte avanzate da Fiaso al termine dell’indagine prevede, inoltre, lo sviluppo dei reparti basati sull’intensità di cura e complessità assistenziale per la gestione di cronici e post-acuti; l’investimento in nuove figure professionali che arricchiscano il middle management come l’ingegnere gestionale o biomedico; il pieno coinvolgimento dei medici di medicina generale nel sistema di continuità assistenziale; contratti ad hoc per i medici che prolunghino l’attività fino a 70 anni, prevedendo il superamento del limite contributivo di 40 anni; la definizione di una lista di attività che potrebbero essere svolte dal medico in formazione specialistica.