Associazione Fornitori Ospedalieri Regione Puglia

Diamo valore a chi la ricerca la fa

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La ripresa del nostro Paese passa per la revisione e il rilancio della ricerca sanitaria che non può prescindere dal miglioramento della condizione delle professionalità, dal prevedere una dotazione organica per il personale della ricerca e sopperire all’attuale mancanza del “dirigente ricercatore”

di Benedetto Magliozzi
Oggi più che mai si sente l’esigenza di una riforma urgente e coerente che contrasti tutte quelle criticità che investono la ricerca scientifica, un settore vivo e dinamico, piegato però dal peso dei tagli ai finanziamenti e dalla conseguente riduzione delle risorse umane.

Si tratta di riformare e attualizzare una materia disciplinata ormai quasi vent’anni fa, quella della ricerca biomedica e della rete degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico che ne costituiscono il fulcro pulsante, proprio perché si tratta di enti a carattere nazionale che perseguono finalità di ricerca, prevalentemente clinica e traslazionale, nel campo biomedico e in quello dell’organizzazione e della gestione dei servizi sanitari, unitamente a prestazioni di ricovero e cura di alta specialità.

Una riforma sentita e richiesta da più fronti, dunque, approvata dal Parlamento, chiamato a discutere la legge delega riguardante il riordino della disciplina degli Irccs: un passo importante verso una ricerca di qualità, un obiettivo rilevante che il Pnrr si prefigge di raggiungere entro il 2022 per rispondere all’esigenza di innovare profondamente quello che dovrà essere il fiore all’occhiello della Sanità, sia sul fronte della ricerca che dell’assistenza. In Italia si sta investendo molto meno nella ricerca scientifica rispetto ad altri Paesi europei, destinando tra pubblico e privato appena l’1,4% del Pil, con una spesa media pro-capite di 56 euro, decisamente troppo distante dai 279 euro del Lussemburgo o dai 184 della Germania. Eppure, solo investendo in ricerca di qualità si riuscirà a produrre, sia per i singoli individui e sia per l’intera Comunità, risultati positivi e concreti, che rappresentino un valore aggiunto per il sistema del Paese, in ambito economico, etico e sociale.

Le conseguenze delle scelte di questi ultimi anni sono evidenti e mostrano una Sanità in sofferenza, esasperata dalla pandemia: l’incremento del numero degli Irccs, attualmente 51, si scontra con il fatto che gli investimenti pubblici per la ricerca sanitaria risultino essere sempre i medesimi, pendendo anzi verso la riduzione. E i progressivi tagli ai finanziamenti comportano l’acuirsi della condizione di precariato dei ricercatori e la conseguente fuga dei cervelli all’estero.

*Segretario Generale Nazionale Cisl Medici

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