Associazione Fornitori Ospedalieri Regione Puglia

Corte dei Conti, spesa sotto controllo ma serve più sostenibilità per il Ssn

 

 

(Aboutpharma Online) – Nel 2017 la spesa sanitaria ha raggiunto i 113 miliardi di euro. Meglio di quanto prospettato nei documenti di programma nei quali la stima era ferma a 114 miliardi. Aumentate, invece le spese per i consumi intermedi. Servono però più investimenti e miglioramenti nei servizi assistenziali. I dati del Rapporto di coordinamento di Finanza pubblica 2018

 

Bisogna rivedere la governance anche se la spesa sanitaria è sotto controllo. A dirlo è la Corte dei Conti che il 12 luglio a Roma ha presentato il Rapporto di coordinamento di Finanza pubblica 2018. Le politiche degli ultimi anni hanno ottenuto dei risultati, ma c’è ancora molto da fare sia sul fronte del payback che dei ticket.

La spesa sanitaria

Nel 2017 la spesa sanitaria ha raggiunto i 113 miliardi di euro. Meglio di quanto prospettato nei documenti di programma nei quali la stima era ferma a 114 miliardi. Inferiori alle attese gli acquisti di beni e servizi e redditi di lavoro rimasti invariati nonostante l’annuncio di un aumento dell’1,5%. Aumentate, invece le spese per i consumi intermedi (+4,2% contro il 3,1 previsto). Il saldo tra entrate correnti e uscite correnti è positivo. Saldo netto di oltre 2,5 miliardi (5,7 nel 2016). Le politiche di questi anni hanno dato i loro frutti. Dal 7 per cento del Pil nel 2014 era prevista una riduzione al 6,7 nel 2017, ma su livelli assoluti di circa 120 miliardi. Nonostante il più lento aumento del prodotto rispetto alle previsioni ad inizio legislatura, a consuntivo la spesa si è attestata nel 2017 al 6,6% del Pil. Ma su un livello assoluto di spesa inferiore di oltre 6 miliardi.

La governance sanitaria

Per quanto riguarda la gestione del sistema sanitario del Paese dei risultati sono stati raggiunti. L’ultima legislatura ha fluidificato il rapporto tra Stato e Regioni portando a processi di efficientamento della cosa pubblica sanitaria. I Lea hanno poi rappresentato una svolta attesa da decenni, così come è stato predisposto un programma per le liste d’attesa. Piano nazionale cronicità e prevenzione vaccinale. Senza considerare, infine, il piano di rientro per le aziende ospadaliere e il miglioramento (seppur incompleto) dei sistemi informativi degli ospedali.

La governance farmaceutica

Sulla gestione della spesa per i farmaci la situazione è ancora in evoluzione. A partire dal payback considerato deleterio dalle aziende che propongono una riforma strutturale e sostanziale. Ma anche la questione della negoziazione con Aifa o le approvazioni. Processi troppo lenti che vanno velocizzati. Serve rivedere anche la compartecipazione alla spesa e il turn over. Inoltre il Paese sta invecchiando, quindi si profilano nuove scommesse sul futuro dei pazienti italiani. Sta cambiando l’approccio all’assistenza sanitaria e il Ssn dovrà tenerlo presente.

Si contrae la voce degli investimenti

Anche se l’Italia ha raggiunto il primato per produzione di medicinali in Europa, secondo la Corte dei Conti gli investimenti non decollano. Soprattutto quelli infrastrutturali e tecnologici. -5% dei pagamenti nel 2017, considerando poi l’obsolescenza di molte tecnologie, soprattutto dei device medicali e diagnostici.

Sempre meno servizi

Il Ssn riduce la quantità dei propri servizi assistenziali. Meno ricoveri (8,7 milioni nel 2016 registrando un -11,7% dal 2013), meno posti letto. In molte regioni c’è ancora il problema delle liste d’attesa, ticket disincentivanti e sempre più persone che si avvicinano alla sanità privata. Il 95% della spesa ospedaliera è pubblica, il 60% per le prestazioni ambulatoriali e il 46% per la riabilitazione ambulatoriale.

Le disuguaglianze tra nord e sud

Che ci siano differenze tra nord e sud è risaputo. Ma il problema è che non accennano ad appianarsi. Sempre più persone lasciano la propria regione per usufruire dei servizi sanitari al nord. I ricoveri acuti in regime ordinario erogati in regioni del nord sono cresciti. Si è passati dal 7,3% nel 2013 al 7,9% nel 2016.

La cronicità

La popolazione con cronicità è pari al 39 per cento del totale di cui circa un quinto ha più di una patologia. Ci sono poi i servizi per le persone non autosufficienti. 287 mila posti letto disponibili e cure domiciliari non sempre consentono di dare una risposta adeguata. Pur segnando un graduale miglioramento dell’offerta, i dati più recenti testimoniano un accesso al servizio ancora molto limitato.