Associazione Fornitori Ospedalieri Regione Puglia

Conte alla Camera sulla proroga dello stato di emergenza

Dopo l’intervento di ieri al Senato, il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte è intervenuto oggi alla Camera sulle ulteriori iniziative in relazione all’emergenza epidemiologica da Covid-19. 

«Alla decisione di prorogare lo stato di emergenza sono stati attribuiti significati di ogni tipo, fino a prefigurare, in qualche caso isolato, la volontà di ricorrere a questo strumento al solo scopo di preservare, in capo al Governo e in particolare al Presidente del Consiglio, poteri extra ordinem, suscettibili di alterare, tanto più se esercitati in assenza dei legittimi presupposti, l’ordinaria dialettica democratica, finanche il rapporto tra potere esecutivo e potere legislativo».

 

È quanto ha ribadito oggi alla Camera, dopo la comunicazione di ieri al Senato, il premier Giuseppe conte che ha riferito sulle ulteriori iniziative in relazione all’emergenza epidemiologica da Covid-19.

 

«È stata finanche sostenuta – ha aggiunto Conte rispondendo alla polemiche di questi giorni sulla proroga al 15 ottobre dello stato di emergenza -la paradossale tesi giuridica secondo cui sarebbe stato più opportuno procedere in tutta questa pandemia, anche nella fase più acuta, con ordinanze del Ministro della salute. Voi sapete che c’è l’articolo 32 della legge istitutiva del nostro Sistema Sanitario Nazionale, la Legge n. 833 del 1978, ritenendo quindi che il ricorso alle ordinanze del Ministro della Salute fosse più garantista e più rispettoso dei presìdi democratici rispetto al percorso da noi seguito. Come sapete abbiamo adottato norme di rango primario, attraverso lo strumento del decreto-legge, e conseguentemente poi abbiamo emanato decreti del Presidente del Consiglio che, solo considerando il loro procedimento di formazione, sono assistiti da numerose garanzie, ben superiori a quelle che assistono alle ordinanze contingibili e urgenti, come le chiama la Legge, quelle che sono previste dall’art. 32 citato della Legge del 1978 e questo anche sotto il profilo  della condivisione delle scelte, perché nel caso dei DPCM, i famosi DPCM, è previsto il coinvolgimento di tutti i ministri competenti e anche delle Regioni, come pure l’obbligo che poi è stato introdotto nel decreto-legge n. 19 del 2020 di informare preventivamente le Camere. Questa accusa di volere evidentemente prorogare dello Stato di emergenza per giovarsi di poteri extra ordinem è frutto di un evidente equivoco. La proroga dello stato di emergenza non incide sul potere del Presidente del Consiglio dei ministri di emanare decreti. Lo stato di emergenza è un presupposto di fatto, ma non la fonte di legittimazione formale, che si rinviene, invece, lo ho già detto, nei decreti legge quindi nella normativa di rango primario. Il potere di adottare i DPCM è al momento correlato alla data del 31 luglio, termine di cessazione dello stato di emergenza, non in ragione quindi di una formale connessione tra DPCM e stato di emergenza, ma perché questo espressamente prevede la fonte di rango primario legittimante, la quale peraltro avrebbe anche potuto disporre diversamente. In altre parole, qualora il Consiglio dei Ministri adottasse la delibera di proroga dello stato di emergenza, non per questo il Presidente del Consiglio sarebbe autorizzato a emanare DPCM, non per questo. Il potere del Presidente del Consiglio dei ministri – ha aggiunto Conte -non deriva dalla dichiarazione dello stato di emergenza ma si radica nella normativa di rango primario. La dichiarazione dello stato di emergenza costituisce, possiamo convenirne, certamente il presupposto di fatto, il requisito sostanziale, ma non potrebbe in alcun modo legittimare di per sé l’adozione dei DPCM, se non fosse affiancata da una fonte abilitante di rango legislativo. Dunque, per continuare a essere esercitato dopo il 31 luglio, quel potere richiederà, questo deve essere molto chiaro, comunque un ulteriore intervento normativo, ovvero un nuovo decreto-legge, che sarà sottoposto all’esame parlamentare per la sua conversione in legge. Con quel decreto, ragionevolmente, saranno spostati i termini contenuti nei decreti-legge n. 19 e n. 33, coerentemente con il termine poi che verrà prorogato in coincidenza dello stato di emergenza. Con successivi DPCM, sempre in base ai principi di precauzione, adeguatezza e proporzionalità, saranno tendenzialmente confermate quelle misure precauzionali minime che stiamo applicando in questo periodo, quindi non misure più restrittive ma, se del caso, confermato quelle minime misure precauzionali che ci stanno consentendo di convivere con il virus, comunque nella prospettiva di un pieno, benché graduale, ritorno alla normalità. La mia presenza qui dimostra la massima disponibilità del Governo a interloquire con il Parlamento e a tenere conto delle indicazioni che perverranno dalle Camere con riferimento alla scelta di prorogare lo stato di emergenza, anche se questa scelta è da rimettere a una deliberazione del Consiglio dei Ministri.
Ieri mattina si è concluso un Consiglio dei Ministri e per quanto non abbiamo adottato nessuna delibera, abbiamo convenuto con tutti i Ministri sulla necessità di prorogare lo stato di emergenza, e in particolare è emerso l’indirizzo di limitarne l’estensione temporale al prossimo mese di ottobre. Come sapete ieri c’è stata una risoluzione di maggioranza al Senato che propone come data di estensione dello stato di emergenza al 15 ottobre. Preannuncio che il Governo, ovviamente nel caso fosse confermata anche qui alla Camera, si atterrà a questa indicazione anche temporale. Ricordo che lo stato di emergenza fu dichiarato dal Consiglio dei ministri il 31 gennaio scorso, al verificarsi dei primi isolati casi di COVID-19, registrati all’interno di un gruppo di turisti cinesi che erano qui a Roma. Il Consiglio dei Ministri assunse quella decisione dopo che, il 30 gennaio, l’Organizzazione mondiale della sanità aveva adottato la dichiarazione di emergenza internazionale di salute pubblica per COVID-19. Quindi il giorno dopo, fummo molto tempestivi in questo. Sottolineo che questa decisone, poi, dell’Organizzazione mondiale della Sanità, è stata confermata il 1 maggio. E quindi mi rivolgo alle forze di maggioranza, ma ancora una volta alle forze di opposizione, perché, insisto, sono questioni queste su cui non si deve ragionare per schieramenti precostituiti, non si deve cedere a logiche oppositive. Alla luce delle considerazioni svolte e dei dati obiettivi a disposizione occorre essere consapevoli che la cessazione al 31 luglio dello stato di emergenza determinerebbe l’arresto di tutto il sistema di protezione e di prevenzione costruito in questi difficili, sottolineo difficili, mesi nell’interesse della collettività, a tutela di beni quali la vita e la salute che, anche sotto il profilo assiologico, sono al vertice della gerarchia dei valori costituzionali, in quanto precondizione per il godimento di tutti gli altri diritti. Si è trattato di scelte non facili, oggettivamente scelte molto difficili, che hanno comportato tanti sacrifici, ma che ci hanno permesso – ha concluso il premier – di superare con successo le fasi più acute dell’emergenza. Sono scelte che il Governo ha sempre condiviso con il Parlamento, presentandosi davanti alle Camere alla vigilia di ogni decisione».