Associazione Fornitori Ospedalieri Regione Puglia

Amati: “Sulle liste d’attesa anche Roma ci chiede di fare come abbiamo proposto e invece noi ci mettiamo contro il popolo e le leggi”

Fabiano Amati - Presidente Commissione Bilancio - Regione Puglia

 

“Che facciamo ora che ce lo chiede anche il nuovo Piano nazionale sulle liste d’attesa? Spostiamo le nostre estenuanti riunioni di mediazione al Ministero della salute?

 

Mi pare di poter dire che la nostra proposta di legge per la riduzione delle liste d’attesa aveva anticipato i tempi, per fare cose che oggi ci vengono chieste anche da Roma, in continuità con il precedente Piano nazionale. Tergiversare ancora significa mettersi contro le leggi e il popolo, per assecondare i timori infondati di qualche medico”.
Lo dichiara Fabiano Amati, presidente della Commissione regionale bilancio e primo firmatario della proposta di legge per la riduzione delle liste d’attesa, commentando il Piano Nazionale di Governo delle Liste d’attesa (PNGLA) 2018-2020.

 

“L’allegato A, capitolo 2, n. 16 del Piano nazionale prevede che “in caso di superamento del rapporto tra l’attività in libera professione e in istituzionale sulle prestazioni erogate e/o di sforamento dei tempi di attesa massimi già individuati dalla Regione, si attua il blocco dell’attività libero professionale”. A tale prescrizione, in linea con il precedente Piano, con la legge e con il contratto dei medici, le Regioni devono ovviamente adeguarsi. Ma per noi basta solo approvare la proposta di legge presentata sin dal gennaio scorso.

 

Il PNGLA, inoltre, si incrocia anche con un’altra disposizione prevista dalla nostra proposta di legge, cioè di procedere sempre alla sospensione dell’attività libero professionale ma di acquistare prestazioni a pagamento qualora il disallineamento sia imputabile a questioni organizzative non addebitabili alle singole unità operative.

 

Il Piano nazionale, la cui redazione ha avuto come referenti istituzionali pugliesi i bravi tecnici Ettore Attolini e Rodolfo Rollo, chiede inoltre alle Regioni di adeguarsi a puntuali azioni di monitoraggio continuo dei tempi d’attesa, così come la nostra proposta di legge prevede all’articolo 1, e definisce con maggiore nettezza i tempi d’attesa e le relative classi di priorità per le visite, la diagnostica e i ricoveri.

 

C’è anche da dire che la bozza del decreto legge in materia di semplificazione prevede (articoli 9-11) l’obbligo per le Regioni di istituire un responsabile unico delle liste d’attesa e un progetto di controllo digitale ed elettronico delle prenotazioni e del monitoraggio: queste disposizioni ricalcano altre norme della nostra proposta di legge.
Devo però confessare che c’è una cosa prevista dalla bozza del decreto semplificazione che noi non avevamo previsto: chiamare i Carabinieri o la Guardia di finanza per far rispettare la normativa (art. 9).

 

Noi non eravamo arrivati a tanto, perché pensiamo che spronare sia più utile che punire; ma se altri colleghi volessero proporlo, dopo aver letto però per bene tutte le pagine del Piano nazionale e del decreto semplificazione, noi non faremo mancare la nostra riflessione collaborativa”.