Associazione Fornitori Ospedalieri Regione Puglia

Vaccino Pfizer, ecco come funziona

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Due dosi da somministrare a distanza di 21 giorni, dai 16 anni in su, i primi lotti già pronti nelle prossime settimane e un’efficacia che raggiunge il 90%. Pfizer, che produce il vaccino anti-Covid con la tedesca BioNTech, prevede di essere in grado di fornire 50 milioni di dosi entro il 2020 e 1,3 miliardi entro il 2021, dopo il nulla osta delle agenzie di regolamentazione, statunitense prima ed europee poi.

 

Sono due, da iniettare a tre settimane di distanza e la sperimentazione ha evidenziato un’ottima risposta immunitaria già dopo la prima somministrazione. Per quanto riguarda la conservazione, le fiale vanno mantenute a una temperatura di -75 gradi, ma possono essere conservate in frigorifero, tra i 2 e gli 8 gradi, per cinque giorni prima dell’utilizzo, purché non si superino le due ore a temperatura ambiente.

 

I vaccini in corsaIl vaccino viluppato dalle aziende Pfizer e BioNTech si basa su una delle tecnologie più innovative e avanzate, adottata anche da altre due grandi aziende in corsa: la tedesca Curevac e l’americana Moderna, che nella ricerca sul vaccino contro la pandemia collabora con l’Ente statunitense di ricerca sulle malattie infettive, il Niaid diretto da Anthony Fauci, e con con la Coalion for Epidemic Preparedness Innovation. Tutti e tre i vaccini stanno affrontando la terza e ultima fase della sperimentazione clinica e tutti e tre sono vaccini a Rna.

 

L’utilizzo dell’mRnaVaccini di questo tipo utilizzano la sequenza del materiale genetico del nuovo coronavirus, ossia l’acido ribonucleico (Rna), il messaggero molecolare che contiene le istruzioni per costruire le proteine del virus. Utilizzare l’Rna messaggero (mRna) è stata una scelta dettata dall’esigenza di riuscire a produrre vaccini in breve tempo, ottenendo una risposta immunitaria ottimale. L’obiettivo è somministrare direttamente l’mRna che controlla la produzione di una proteina contro la quale si vuole scatenare la reazione del sistema immunitario.

 

La proteina SpikeNel caso del virus responsabile della pandemia la proteina è la Spike, l’artiglio molecolare utilizzato per agganciare le cellule sane e invaderle. Per trasportare le istruzioni e per indurre le cellule a produrre la proteina Spike vengono utilizzate minuscole navette. La proteina Spike è stata una delle prime a essere individuata, è ben nota e si è osservato che il sistema immunitario umano è in grado di riconoscerla. Non appena questo avviene, le difese dell’organismo stimolano la produzione di cellule B, che producono anticorpi, e di cellule T, specializzate nel distruggere le cellule infette.

 

Fauci: “Presto potremo avere due vaccini”Poiché la tecnologia è la stessa alla base del vaccino anti-Covid di Moderna, per Fauci la speranza è che a breve “potremo forse avere due vaccini”. Entrambe le sperimentazioni, così come quella della Curevac, si trovano infatti nella terza e ultima fase della sperimentazione: dopo i test preclinici, condotti in laboratorio, ogni vaccino e ogni farmaco vengono sperimentati sull’uomo in tre fasi.

 

I test e l’atteso via liberaL’ok dalla Food and Drug Administration, l’agenzia del farmaco Usa, dovrebbe arrivare nel mese di novembre, seguito a breve da quello del Vecchio Continente. Il vaccino è stato testato su volontari di età compresa tra i 16 e gli 85 anni, e di recente l’azienda ne ha annunciato la sperimentazione anche su persone Hiv positive e su pazienti affetti da epatite B e C. Le dosi saranno quindi vendibili solo quando la sperimentazione clinica del vaccino si concluderà con l’approvazione delle agenzie che, considerata la situazione di emergenza, lavorano su tempi rapidi.

 

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